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Cominciamo qui a raccogliere alcuni materiali per un Libro Bianco con l'obiettivo di fare chiarezza - in un'ottica di trasparenza che è quella del GSF - sui "fatti di Genova". Chiediamo a tutti e tutte coloro che ritengono di essere in possesso di testimonianze utili di contattarci.
  • Testimonianze scritte: inviare un email a hovisto@genoa-g8.org (oppurewebmaster@genoa-g8.org oppure info@genoa-g8.org) (Per garantire l'attendibilità e la verificabilità sono richieste testimonianze non anonime, con un recapito telefonico e un indirizzo, che verranno conservate dal GSF per la raccolta di segnalazioni sui fatti di Genova. Sul sito verranno pubblicate in forma anonima, per tutelare la privacy)
    Quelle che seguono sono solo una prima parte delle testimonianze.
    Ne riceviamo molte, e verranno pubblicate sul sito man mano che arrivano.
    la data e l'ora in grassetto si riferiscono alla data di ricevimento del messaggio

    5.08 ore 0.28 5.08 ore 0.28
    Noi lo sapevamo che loro [i BB] erano alla fine del corteo, chi girava sopra le
    nostre teste pure... sono arrivate le camionette con i bastoni, sono girate liberamente per
    ore, erano gli unici mezzi che  giravano in zona... non era difficile individuarle!
    Abbiamo saputo, via telefonini, dei saccheggi ai cantieri di Quarto: sicuramente sarà successo
    qualche ora prima, la polizia con gli elicotteri li avrà visti in diretta, non hanno mosso un dito... ma
    come è possibile???
    Fonte: messaggio al GSF

    5.08. ore 0.28
    Sequenza 3. La calma è invece cessata in altri punti della città. Sul lungo
    mare arriva il famoso black block, alcuni di loro vengono visti parlare con
    la polizia, altri direttamente escono dalle loro fila.
    Iniziano a sfasciare tutto. Polizia e carabinieri stanno fermi. I Black
    block cercano di infilarsi nel corteo dei lavoratori aderenti ai COBAS e
    altri sindacati, di cui picchiano uno dei leader, vengono respinti a
    fatica.
    Fonte: messaggio al GSF

    5.08 ore 1.06
    Giovedì 19 luglio alle ore 15 circa mi trovavo in piazza Dante dove era schierato un gruppo di carabinieri. E' passata una moto con due persone che filmavano la piazza. A bordo due operatori con la pettorina "Stampa". Un giovane carabiniere ha esclamato "Bravi, fatemi il film così vi ricorderete di me quando vi spaccherò la testa". Se questo è lo spirito con cui le forze dell'ordine stavano in piazza quando ancora non era successo niente.....
    Fonte: messaggio al GSF

    5.08 ore 21.42
    Infatti in tre occasioni abbiamo notato che delle persone di eta tra 25 e 35 anni, molti di loro con indumenti simili a quelli di molti di noi (da manifestanti), arrivavano dinnanzi al cordone di guardie di finanza che erano comandante da un ufficiale della polizia, presentavano un documento e passavano indisturbate per dirigersi verso la zona degli scontri. Non potevano essere abitanti del luogo poiché tra la presentazione del documento e l’assenso a passare passavano pochi secondi.
    Fonte: messaggio al GSF

    4.08 ore 19.35
       "Stavo fotografando  in primo piano il corpo del ragazzo ucciso e sullo sfondo le forze dell'ordine , quando ho visto che i carabinieri si stavano riorganizzando. Immediatamente ho alzato il pass ufficiale e ho urlato "sono un giornalista". Mi sono saltati addosso egualmente ed hanno iniziato a colpirmi in testa e su tutto il corpo. Istintivamente mi sono aggrappato ad uno dei carabinieri che mi stavano picchiando. Se fossi caduto a terra probabilmente mi avrebbero massacrato. Manganellate e calci ovunque. Si sono accaniti contro la mia mano che teneva stretta una delle due macchine fotografiche che avevo: una Nikon. Sono riusciti a strapparmela, ma non era quella delle mie ultime foto. Infatti avevo una Leica infilata sotto un braccio ed era lì che c'erano gli ultimi scatti al ragazzo morto. Non l'avevano vista. E' servito a poco. L'ho scoperto dopo che il carabiniere al quale mi ero aggrappato, ad un certo punto mi ha tirato fuori dalla mattanza e mi ha portato sugli scalini della chiesa di piazza Alimonda. Pensavo che fosse finita. E invece no. Qualcuno si era accorto della Leica e dopo un chiarissimo ed urlato "Tira fuori quel rullino o te la facciamo vedere" mi è stata sfilata la pellicola dalla macchina. Quando mi hanno lasciato, mi sono diretto , barcollando, verso il centro della piazza dove avevo visto un'ambulanza. Devo ringraziare il collega Yannis Kontos, fotografo dell'agenzia Gamma, che mi ha soccorso".
    Fonte: messaggio al GSF

    02.08
    Mi sono trovato difronte quattro o cinque personaggi "accampati" sulla strada,ricordo bene un soggetto con pantaloni neri ed un grosso palo tra le mani,altre spranghe nell'aiuola spartitraffico.Un carabiniere in divisa ,sceso da una scaletta che arriva in corso italia si è avvicinati molto,molto, tranquillamente ed a preso a parlare con i personaggi.Erano appena sfumati gli scontri all'estremo orientale di piazzale Kennedy,in zona completamente cinturata dalle forze dell'ordine
    Fonte: messaggio al GSF

    01.08
    Siamo partiti per Genova, senza preoccuparci delle posizioni "ufficiali"
    del PRI, così come non ci siamo preoccupati di quelle, balbuzienti e
    contraddittorie, di tanta parte della sinistra istituzionale. Siamo andati
    a Genova con la commossa partecipazione delle persone che ci sono care, di
    quello che resta della tradizione laica, repubblicana e azionista. Siamo
    andati a Genova per istinto, il vecchio istinto libertario che ci fa vedere
    il lato oscuro del potere dietro le facce pulite del G8.
    Siamo andati a Genova per ribadire la nostra religione civile: come nella
    repubblica si deve vivere da eguali, partecipando tutti del bene comune,
    così nel pianeta si deve vivere, senza che a nessuno si usurpi  la dignità,
    e il diritto all'autogoverno. Noi non vogliamo ritrovarci a essere, senza
    volerlo, padroni del mondo, né servi; noi vogliamo essere, pari agli altri,
    CITTADINI DEL MONDO.
    [...] il mattino seguente,
    lasciati gli zaini, ci rechiamo al cimitero di Staglieno, in visita alla
    tomba di Mazzini. Involontariamente la nostra bandiera rossa desta qualche
    preoccupazione e una pattuglia di Polizia Municipale ci intercetta per
    sincerarsi delle nostre intenzioni. Sciolto l'equivoco scambiamo due parole
    e ci mostrano persino la tomba di Ferruccio Parri, poco distante, discreta
    e quasi anonima.
    Racconto questi episodi per evidenziare il fatto che la situazione a Genova
    sembrava essere assolutamente sotto controllo, e nulla lasciava presagire
    una disfatta della Legge quale quella che si è verificata poi.
    La cosa che, a mente fredda, ci lascia più stupiti è: com'è possibile che
    noi, così irrilevanti, venissimo controllati in ogni nostra mossa e con
    tale efficacia, mentre invece gruppi ben più numerosi, facinorosi e noti
    alla polizia, sono riusciti a portare armi e a usarle quasi indisturbati,
    per due giorni di fila?
    Com'è possibile che le maglie della rete fossero così strette per noi e
    così larghe per loro? Vorrei poter rivolgere questa domanda al comandante
    della piazza di Genova, ma temo che non ci sia una risposta.
    [...] in via Torino ci accoglie uno
    scenario post-atomico: banche sfondate e saccheggiate, aiuole e pensiline
    divelte, cassonetti incendiati, si cammina su un tappeto di frantumi di
    ogni genere inframmezzati dai bossoli cal. 40 dei lacrimogeni. Ora
    cominciamo ad avvertire quella paura, che non dovrebbe esserci, verso le
    Forze dell'ordine del proprio Paese, che non avevamo fino alla sera prima.
    [...] Sabato partecipiamo al corteo, inserendoci subito dopo lo spezzone della
    FIOM. Il caso vuole che ci siano amici da raggiungere più avanti, alla
    testa del corteo, dove c'è Attac: li raggiungiamo a fatica in mezzo alla
    grande folla e ci assicuriamo così, de visu, che è pacifica e festosa.
    Alcune "tute nere" che cercano di infiltrarsi vengono respinte dai cordoni,
    con durezza.
    Il caso ci ha voluto bene un'altra volta, perché poi, a manifestazione
    conclusa, veniamo a sapere che, proprio dove eravamo posizionati noi
    inizialmente, la Polizia ha sferrato una serie di cariche a me tutt'ora
    incomprensibili che hanno spezzato in due il corteo. I manifestanti
    coinvolti sono quelli di Lilliput, Legambiente e altri. I pacifisti
    insomma, quelli che sono stati caricati, inspiegabilmente, anche il giorno
    prima in piazza Manin. Perché proprio loro? Nasce il sospetto che si sia
    voluto colpire la parte del Movimento più debole e indifesa.
    Fonte: messaggio al GSF

    01.08
    Ma non c'è stata solo la manifestazione e le testimonianze. Ci sono stati i
    genovesi. Si è sempre detto che i genovesi avevano paura. Sicuramente. Ma
    non di noi. Mi aspettavo gente intimidita, come se avessi scritto in fronte
    "born to kill".  Invece c'era tanta gente ai balconi. Salutavano i
    manifestanti, applaudivano e dal corteo rispondevano con lunghi applausi.
    Dai tetti spruzzavano acqua per rinfrescarci. Sotto l'acqua ci divertivamo
    come ragazzini al mare. Forse per smorzare col gioco la paura delle cariche.
    Ai portoni ci aspettavano con le bottiglia d'acqua e i biscotti. Dov'era
    quella Genova spaventata a morte che mi aspettavo? Una donna ci ha mostrato
    la sua bimba. E' paura questa? Agli angoli degli incroci i genovesi
    stazionavano. Senza altra organizzazione che non venisse dalla solidarietà
    spontanea, ci davano informazioni su dove passare per evitare gli scontri.
    Ci siamo fermati spesso a parlare con loro, a cercare di capire. A chi non c
    'era sembrerà strano :  la Genova che abbiamo conosciuto noi è stata
    "materna". Nessuno a cui facessimo paura, nessuno che si tirasse indietro.
    Di quella giornata mi rimarrà il ricordo di una consapevolezza tanto
    profonda da vincere la paura. Genova è una città che mi resterà nel cuore.
    Lì mi sono sentita libera e partecipe. Ho gridato quel NO che da troppo
    tempo tenevo in gola.
    Fonte: lettera al GSF

    01.08
     Io ho passato gli ultimi due giorni di Genova a
    cercare un amico videomaker e artista del popolo. Ho perso
    Roberto in un momento in cui sapevo di non poterlo perdere.
     E infatti l'ho ritrovato la mattina di domenica 22 luglio nella
    foto grande della seconda pagina de il manifesto, mani alzate e sguardo
    impietrito di fronte a uno sbirro. Lui è stato picchiato da cinque divise,
    portato al pronto soccorso e dimesso, con videocamera sfasciata e qualche
    punto dietro la nuca.
     Una volta dimesso Roberto ha giustamente inveito, picchiato e
    umiliato, ha urlato e chiamato dei giornalisti per raccontare la sua storia.
    Tanto è bastato perché venisse rinchiuso nuovamente contro la sua volontà.
    Accettato questa volta al reparto di psichiatria gli è stato affibbiato un
    T.s.o. (trattamento sanitario obbligatorio). Questo trattamento si usa
    solitamente in casi gravissimi (schizofrenie acute, impulsi omicidi/suicidi) e
    richiede l'approvazione di un consultorio di medici e la firma del sindaco.
    Io Roberto l'ho trovato rimbecillito da un cocktail micidiale di
    psicofarmaci (Serenase e ansiolitici vari). All'ospedale S. Martino il primario
    di psichiatria (uno dei tanti medici e infermieri genovesi umani e
    solidali) mi ha fatto intendere che avrebbe revocato il T.s.o. senza problemi,
    conscio dell'assurdità del provvedimento. Ma quello che mi chiedo è: chi ha
     prescritto quel trattamento? Sono state seguite anche durante il G8
    tutte le pratiche del caso?
     Gli avvocati del Gsf mi assicurano che finora non ci sono state
    denunce di altri casi del genere, ma la cosa resta gravissima. Un manifestante
    che grida troppo o dà in escandescenza per le botte prese può diventare
     bersaglio di un'altra arma da sempre in mano al potere: la
    definizione di una normalità funzionale ai meccanismi produttivi del sistema.
    Fonte Indymedia Italia

    01.08 ore 18.29
    Mi sono trovato difronte quattro o cinque personaggi "accampati" sulla strada,ricordo bene un soggetto con pantaloni neri ed un grosso palo tra le mani,altre spranghe nell'aiuola spartitraffico.Un carabiniere in divisa ,sceso da una scaletta che arriva in corso italia si è avvicinati molto,molto, tranquillamente ed a preso a parlare con i personaggi.Erano appena sfumati gli scontri all'estremo orientale di piazzale Kennedy,in zona completamente cinturata dalle forze dell'ordine.Il  fatto mi ha molto stupito ho perfino lanciato un paio di insulti prima di scappare comunque sono incappato in altri "cordoni" più avanti,fermavano tutti con lunga sosta perquisizione e trascrizione documenti......resto a disposizione qualsiasi approfondimento ed in qualsiasi sede,anche se un po' preoccupato visto il tenore attuale dello stato di diritto ,comunque.....
    Fonte messaggio al GSF

    30.07
    Sono stato picchiato dalla Polizia e dalla Guardia di Finanza quando non opponevo nessuna resistenza, tentavo semplicemente di respirare; per un attimo, infatti, in molti abbiamo creduto di morire soffocati a causa dei fumogeni, dei lacrimogeni, e della calca umana. Abbiamo rischiato di fare la fine dei topi e quando ci siamo rialzati con le mani alzate cercando aria ci hanno rispediti a terra al suono del manganello.  Una volta caduti ci hanno scaricato addosso tutto il loro sapere, il loro addestramento: violenza repressiva.
    Ho abbracciato la mia ragazza, insieme abbiamo tentato di proteggerci, ma loro continuavano cambiandosi i ruoli: questo a te, quell’altro a me e poi viceversa. Ho visto signore cinquantacinquenni sanguinare ed essere ulteriormente picchiate, li ho visti infierire su un ragazzo oramai “inoffensivo” perché sdraiato per terra, li ho sentiti ritornare su di me perché mi ero spostato in difesa delle signore, li ho risentiti picchiare la mia ragazza perché ha osato difendermi. A rifinire il lavoro con maggiore bestialità ci ha pensato la GdF che, reclamando la sua parte, ci ha picchiato ancora un po’, anche con calci, e ci ha spruzzato il famoso spray al peperoncino. Ormai paghi del “servizio” ci hanno fatti rialzare usando molta violenza verbale anche nei confronti dei feriti, ci hanno messi al muro e hanno guardato- ipotizzo- se eravamo davvero così cattivi. Visto che non lo eravamo- ma non potevano accorgersene prima che ci risparmiavano un sacco di botte e di violenza psicologica?- ci hanno fatti andare via, sempre a mani alzate, umiliati, impauriti, violati.
    Fonte: messaggio al GSF

    30.07 ore 22.16
    Mi ha colpito un particolare: a piu' riprese al gruppo dei quattro
    blacks (tutti vestiti di nero, uno con una stella rossa sulla schiena,
    un altro con un basco nero e occhiali scuri, un terzo con capelli
    rasati a cresta e scarponi tipo anfibi con gambale alto, l'altro con
    una A anarchica sulla maglietta) si avvicinava un tizio vestito in
    chiaro, blue-jeans e maglietta quasi bianca, chiaro anche di pelle e
    di capelli; scambiava qualche frase con loro e poi si allontanava,
    per riapparire e riagganciarli piu' avanti: uno "di loro" ?
    Come diceva qualcuno che di trame deve intendersi: a pensar male
    si fa peccato, ma spesso ci s'azzecca.
    Fonte messaggio al GSF

    30.07 ore 21.07
    Voglio testimoniare che il corteo pacifico è stato caricato senza alcuna ragione dalla polizia. Io ero presente alla manifestazione di sabato assieme al gruppo Lilliput (tutti coloro che erano con me possono testimoniarlo). A un certo punto abbiamo visto in una via parallela a quella a cui stavamo manifestando parecchi poliziotti con dei mezzi cingolati che avanzavano per la via. La cosa che ha stupito tutti noi era che la via da cui arrivavano era assolutamente deserta e nel corteo non c'era alcun "teppista". Sono avanzati lanciando lacrimogeni. Poi, dopo alcune centinaia di metri, è arrivata un' altra carica con lacrimogeni, anche questa ingiustificata.
    Fonte messaggio al GSF

    30.07 ore 16.23
    Sabato 21Luglio  ore 19.45. Con due ragazze di RadioGap sto cercando di
    raggiungere la scuola Armando Diaz [...] E' alla sede del Gsf che ho appuntamento con
    Vittorio Agnoletto per recarci entrambi agli studi di TeleGenova dove
    andrà in onda la diretta di Gad Lerner per "La 7". Intorno sembra
    adesso tutto tranquillo  [...]  In Via Francesco
    Pozzo, angolo via Saluzzo, poco più avanti di PiazzaTommaseo ,  a pochi
    metri dalla sede della Polizia Stradale,  una trentina di agenti in
    tenuta antisommossa ferma una macchina con quattro giovani a bordo. I
    poliziotti li fanno scendere, vedono un volantino o forse addirittura
    una copia del "Manifesto" (siamo distanti possiamo vedere tutto
    abbastanza bene ma non nei particolari) sta di fatto che sui quattro di
    abbattono una selva di manganellate, pugni e calci con uno dei
    poliziotti (il più esagitato) che colpisce con un qualcosa che
    assomiglia ad un guantone o ad un maglio, uno dei giovani che cade in
    ginocchio davanti a muro, sbatte la testa e zampilla sangue. Dico alle
    due ragazze di RadioGap (troppo esposte è la radio del Gsf ) di
    starsene lontano ed insieme ad un cittadino che assisteva indignato ci
    facciamo coraggio e ci avviciniamo mentre il pestaggio prosegue.  Levo
    la mano destra in alto mostrando il mio tesserino di giornalista e
    faccio per avvicinarmi a quello che penso sia il comandante del
    plotone. L'agente esagitato di prima lascia ad altri il compito di
    proseguire il pestaggio e si avventa su di me , mi prende per i capelli
    e mi scaraventa a terra. Continuo a tenere il tesserino saldo in mano e
    ripeto che sono un giornalista.  Con la coda dell'occhio noto che
    l'agente sta caricando il pugno, indurisco i muscoli per prepararmi a
    ricevere il colpo sperando che non faccia troppo male. Il pugno rimane
    sospeso per aria solamente perché, su una motoretta, si presenta uno
    dei legale del GSF che si qualifica come avvocato. A quel punto
    l'agente che mi ha scaraventato a terra impugna la mitraglietta e la
    punta in faccia all'avvocato urlando : "Avvocato dei mie coglioni, qual
    è il nome del tuo assistito? Di chi razza di bastardo sei la balia?".
    Ovviamente l'avvocato non poteva sapere il nome dei quattro ragazzi
    che, riversi al muro erano circondati da un cordone di poliziotti. Più
    volte il poliziotto ha emulato il gesto di sparare urlando parole
    irripetibili in un evidente stato di alterazione. In quel momento, con
    un giornalista a terra ed un avvocato minacciato con una mitraglietta,
    ho capito che Genova era sospeso ogni straccio di stato di diritto. Il
    cittadino che con me si era avvicinato  intanto veniva allontanato a
    schiaffi e calci dalla zona. Il comandante del plotone che aveva
    partecipato alla cacciata del cittadino mi ha intimato di alzarmi ed
    andarmene perché- testuali parole - "se sono un giornalista allora devo
    sapere che non posso interferire in azioni di ordine pubblico".
    L'avvocato è costretto ad urlare "me ne vado via, me ne vado via"
    mentre l'energumeno di prima continuava a sventolargli di fronte la
    mitraglietta. Mi sono allontanato con un senso infinito di amarezza e
    d'impotenza. Un fotografo che aveva ripreso la scena è stato raggiunto
    e sotto la minaccia costretto a cedere il rullino . Allontanandomi vedo
    che finalmente il pestaggio è finito e che uno dei giovani, volto
    sanguinante riverso al muro si regge le costole come volesse riprendere
    fiato. Non posso aiutare né lui né i suoi tre compagni, ma ho il dovere
    di denunciare quanto ho visto e subito, perché tutto ciò non ha niente
    a che vedere con uno Stato democratico.
    fonte: messaggio al GSF

    30.07 ore 16.33
    la polizia non stava svolgendo un servizio di tutela dell'ordine ma bensì
    una guerra personale , verso i manifestanti.
    I fumi ci hanno seguiti quasi fino ai pulman che ci attendevano al cimitero.
    Verso le 21.00 siamo ripartiti verso vicenza distrutti, pesanti e come se
    non bastasse al casello dell'autostrada dall'altra parte
    (posizionati per fermare le macchine in uscita) dei polizziotti ci hanno
    salutati ironicamente, alcuni facendo rimbalzare in mano il
    manganello altri solamente con la mano...
    fonte: messaggio al GSF

    30.07 ore 19.47
    Ho visto, pure, un manipolo di qualche decina di vandali, i cosiddetti “black block”, compiere la loro opera dissennata di distruzione. Lo facevano però, sostanzialmente indisturbati dalla polizia e completamente al di fuori (culturalmente e fisicamente) dal corteo pacifico dei 300.000 del Genoa Social Forum. Un delirio di devastazione fine a se stessa da ripudiare moralmente prima ancora di contestarne una qualche efficacia, utile solo a fornire facili strumenti a chi persegue la strategia mediatica di delegittimare tutto il movimento.
    Non ho visto invece arrivare, quando ero a centinaia di metri dal punto in cui i “neri” mettevano a fuoco negozi, automobili e cassonetti, la carica insensata e immotivata che le forze dell’ordine hanno voluto condurre sul corteo pacifico attaccando di sorpresa, anche dalle stradine laterali, proprio nel punto dove mi trovavo con gli amici di Mesagne. E’ stata un’azione di una violenza cieca e brutale, fatta  di insulti, sputi in faccia, manganellate in testa e lanci di lacrimogeni ad altezza d’uomo.
    fonte: messaggio al GSF

    29.07 ore 15.05
    [...]Lacrimogeni ad altezza cranio,  manganelli
    ovunque anche su un vecchio di 70 anni, un lacrimogeno scoppiato in
    faccia ad una ragazza, corse disperate di migliaia di persone in preda
    al panico che formavano una calca paurosa e pericolosa, urla di
    disperazione di chi non capiva il perché di tanta violenza. Diversi
    compagni sono saliti su degli alberi nel tentativo di sfuggire alla
    carica ma gli alberi sono stati scossi e chi cadeva per terra veniva
    picchiato e preso a calci. Nella corsa sollevando la testa in alto,
    mentre l'aria era diventata irrespirabile per i gas e pensavo di
    svenire, ho sollevato la testa in alto e ho potuto vedere che anche
    dagli elicotteri venivano sparati lacrimogeni oltre che gettato a mò di
    secchiate acqua mista a liquido urticante. Ci siamo lentamente
    ricomposti ma la carica e' durata per un'ora su tutto il Lungomare, con
    intensità diverse, mentre umiliati e avviliti indietreggiavamo per
    evitare ulteriori mazzate. Una delle tante cose raccapriccianti che ho
    potuto vedere è stata la carica portata dalla polizia ad
    un'autoambulanza che sul Lungomare era arrivata per soccorrere un
    ragazzo che si era sentito male.
    Fonte: messaggio al GSF

    29.07 ore 13.11
    [il bliz alla Diaz] ero in strada
    avevamo appena fatto un giro alla scuola pertini dove erano ospitati un
    po' di persone che si erano rifugiate li' dopo il pomeriggio di cariche e
    lacrimogeni avevamo contato piu' o meno le persone per decidere se dormire tutto
    insieme o se non avevamo abbastanza posti molti di quelli che stavano nella pertini se ne stavano andando e si stava aspettadno l'ultima tornata di partenze  le persone dormivano mangiavano scherzavano sulla giornata difficile
    volevo solo mettere a nanna tutti i primi segni inquietanti sono stati una perquisizione in una pizzeria vicina e l'arresto di tre ragazzi seduti sui gradini della pizzeria prima che potessimo intervenire; e un paio di volanti a distanza di sicurezza
    l'ultimo avvocato mi becca per strada e mi dice: io vado, ci vediamo
    domani mattina io gli dico: si mettiamo a letto tutti e poi ci facciamo una dormita,
    sorridendo tempo 2 minuti e vediamo i lampeggianti e il plotone con i blindati della
    polizia che avanzano sono in mezzo alla strada tutti mi guardano
    grido "inside!!!!!" alle persone alla mia destra che fuggono dentro la
    pertini spingo le altre verso la scuola diaz (dove c'era il media center)
    chiudo il cancello giusto a un metro dal primo sbirro imbestialito che ci
    sta caricando ci buttiamo nel seminterrato in una decina barrichiamo la porta del piano seminterrato, entre spediamo gli altri ai piani superiori. barrichiamo anche le altre entrate e recuperiamo per miracolo un ragazzo tedesco che era rimasto chiuso fuori (sfondando una finestra per farlo entrare, scopriro' poi che era insieme a sky che invece e' rimasto incastrato nella strada tra le due scuole)
    mentre un ragazzo di radio gap (non cito il nome perhce' non so se gli va)
    sta salendo cn un tavolo per barricare l'ingresso al piano terra lo vedo
    volare giu' con tre poliziotti in borghese con la pettorina polizia che lo
    manganellano intervengo per tirarlo vesro l'entrata della palestra
    mi prendo 4 o 5 manganellate mentre tutti gli altri si rifugiano in palestra e nella sala stampa io e questo ragazzo siamo di fronte agli sbirri incarogniti
    ci guardiamo non alziamo le mani ma le mostriamo (come a dire: siamo disarmati, cosa
    cazzo volete fare?)
    attimi tesi lunghissimi
    poi abbassano i manganelli e ci intimano di metterci tutti in palestra
    faccia a terra vediamo fuori nel cortile della pertini l'elicottero a 50 m da terra che
    scruta con il fro il cortile e i dintorni, mentre 300 sbirri irrompono
    sentiamo le grida sembra di stare in un film dell'orrore
    come se li stessero squartando di fianco a te ma in mezzo ci sono due cortili una strada e tre piani ci trattano bene tutto sommato alle richieste di mandato e di spiegazioni ci dicono: "non siamo in america, qui non ci sono i film, facciamo quello che vogliamo" " voi siete qui illegalmente"" parli con il superirore""dov'e""non lo so".
    le grida continuano il rumore dell'elicottero a un certo punto si ritirano esco in strada
    4 cordoni di poliziotti difendono la pertini e il massacro che c'e' stato
    vedo sky svenuto, vedo barelle morbide uscire con due ragazzi massacrati
    inizio a gridare in faccia a ogni poliziotto intanto sono accorsi i giornalisti (quelli "veri") agnoletto, parlamentari, compagni da altri centri di accoglienza
    grido e gridano i miei compagni ogni barella con una persona piu' morta che viva
    il coro e' "assassini!" il mio grido e' per ognuno dei poliziotti "E' colpa tua! Assassino!"
    uno per uno non finiscono mai le barelle continuano a uscire
    non fanno vedere i feriti a nessuno escono dei sacchi neri
    per un attimo il terrore negli occhi di tutti poi si capisce che ci sono oggetti dentro, ch non ti vogliono mostrare per decidere cosa metterci dentro
    vedo le lacrime negli occhi di tutt* di fronte alla crudelta' e all'insensatezza di tutto cio' che sta succedendo in me c'e' solo odio
    un odio profondo un senso di avere passato un limite, un punto di non ritorno
    il regime globale ha inizio non si torna indietro lacrime, terrrore, odio, paura orrore
    intanto ripristianiamo la rete e la comunicazione fluisce
    arrivano anche i carabinieri hanno paura basta applaudirli troppo da vicino perche' si ritraggano dietro lo scudo paura di che? gli chiedo mostrandomi disarmato e in pantaloncini neri tensione sale va via l'ultima ambulanza
    tentano di allontanarsi ma sono sommersi dai fischi e dagli insulti
    allora l'elicottero cala ancora sulle nostre teste a pochi metri dal
    cortile della diaz la gente si rifugia dentro per non venire investita dalle folate di
    polvere quando riusciamo sono lontani un ragazzo di roma, io, e altri andiamo a seguire il loro cordone che si e' appostato in cima alla via
    il ragazzo di roma si avvicina dove punta il loro fare con qualcosa in mano
    la tensione sale e' un cane di pelusc che sta li'
    e guarda questo cordone di sbirri mentre il mio odio sale alle stelle insieme alle immagini delle teste spaccate, delle bracia e gambe rotte... poi torno indietro la stampa si e' gia' avventata sulla scuola io aspetto un po' entro con una ragazza di roma
    sangue, robe alla rinfusa, un termosifone sporco di sangue, sulle scale
    una striscia di sangue lungo tutta la parete, pozze qua e la', una spranga
    sporca di sangue, mentre la presidenza,l'aula computer ecc sono tutte
    linde e pulite esco alle 5.30 riusciamo ad andare a letto dopo aver ospitato anche le persone che stavano al carlini e al ciclamini, stremati anche loro
    rimango un paio d'ore nel sacco a pelo condiviso penso sonnecchio
    alle 9.30 mi alzo
    inizia la resistenza
    fonte: mailing list imc-italy

    28.07 ore 15.48
    Le forze dell'ordine hanno usato la presenza di alcuni gruppi violenti (in tutto non più di 300) per poter giustificare una sconcertante violenza il cui reale obiettivo sono stati i 300.000 manifestanti di Genova. Numerose testimonianze scritte, orali, fotografie e filmati dimostrano la presenza di molteplici poliziotti infiltrati e vestititi da tute nere. Un black block inglese, ha dichiarato di essere stato invitato a Genova dai suoi "fratelli" italiani, che gli assicuravano che la polizia li avrebbe lasciati in pace.
    fonte: messaggio al GSF

    28.07 ore 14.27
    Alle 8 troviamo gli altri. La piccola e carla erano state insieme. Carla oltre al limone ci dava coraggio, ma ora la guardo e anche nei suoi occhi leggo la paura che non ammette. Si sono rifugiate in un portone dove hanno trovato la solidarietà di una famiglia che gli ha dato dell’acqua e del limone, gli ha fatto coraggio e gli ha dimostrato solidarietà sino a quando non è entrata la polizia con i manganelli in pugno. Si non mesi ai 2 lati delle scale e le hanno fatte scendere facendole passare sotto i loro manganelli, a sara hanno tolto il foulard che come me si era messa per ripararsi dal lacrimogeni, dicendole che non di può tenerlo, a carla hanno strappato la pettorina gialla che come gruppo ci permetteva di riconoscerci e di non perderci. E poi hanno detto “siete tutti dei bastardi, se è morto quel ragazzo è solo vostra la colpa”.
    fonte: messaggio al GSF

    28.07 ore 14.19
    A questo punto prima di continuare vorrei ringraziare i pochi genovesi rimasti in citta', senza la loro solidarieta' e il loro aiuto le cose sarebbero andate anche peggio (se un peggio e' ipotizzabile), grazie a tutti quelli che ci hanno indicato la strada per uscire da quel budello di strade e stradine che e' genova, grazie a quelli che ci hanno soccorso dopo le aggressioni della polizia, grazie ai due "angeli" che hanno accompagnato Riccardo al pronto soccorso, grazie al prete della chiesa di piazza Martinez in cui ci siamo rifugiati, grazie al simpatico signore con la macchina rossa che ci ha dato un passaggio alla nostra macchina mentre intorno la polizia rastrellava chiunque camminasse a piedi, grazie ai medici e agli infermieri che hanno medicato i nostri amici e che gli hanno permesso di sfuggire alla polizia appostata negli ospedali, grazie a tutti gli uomini e le donne, ed erano tanti, che dalle finestre delle loro case ci hanno incoraggiato applaudito e (a volte) riforniti di acqua.
    [...] A genova si calcola che fossero schierati 20.000 tutori dell'ordine, sabato c'erano in piazza 200.000 persone almeno, i black bloc non erano piu' di 500.
    Facciamo due conti: per ogni black bloc c'erano 400 manifestanti e 40 poliziotti.
    I black bloc si identificano da centinaia di metri di distanza, sono tutti vestiti di nero, hanno poche bardature (scudi, protezioni) e molte armi, si muovono velocissimi, tirano le molotov con una precisione militare, le loro azioni sono rapide e precise, colpiscono e scompaiono.
    Nella giornata di venerdi' questi 500 hanno messo a ferro e fuoco la citta', ma come hanno fatto?
    Come sono arrivati?
    Noi siamo arrivati in macchina e ci hanno fermati appena usciti dall'autostrada, ci hanno perquisito, ci hanno sequestrato un coltello (di quelli con il manico rosso di plastica) con cui dovevamo tagliare il pane.
    La CIA e i servizi di Intelligence di tutta Europa da almeno una settimana segnalavano possibili attentati islamici, palloncini con sangue infetto e menate varie, ora ci dicono che sono arrivati dall'estero, e i controlli?

    fonte: messaggio al GSF

    28.07 ore 12.36
    Sono Francesco Russo, manifestante ed aderente contro il g8. Volevo dire che mentre tornavo indietro dalla manifestazione pacifista partita da piazza Manin ho avuto davanti a me l'arrivo dei black block che non avevano subito nessun attacco dalla polizia dato che arrivavano tranquillamente suonando i tamburi e distruggendo tutto.Andando più avanti da una strada secondaria sono arrivato nel punto in cui praticamente avevano distrutto tutto e li ho incontrato un militante del black block che era rimasto indietro poichè si era fermato in un alimentari, che lui affermava di aver distrutto, per far spesa.Mi ha chiesto una sigaretta glielo data e gli ho chiesto perchè hanno distrutto la città. Mi sembrava in uno stato molto confusionale e mi ha risposto che lui l'ha fatto perchè è fascista di forza nuova e perchè tifa con la roma mostrandomi il tatuaggio che aveva sul braccio che raffigurava il simbolo della roma e la scritta forza roma. Dopo una signora gli ha consigliato di disinfettarsi le ferite che aveva alla gamba con una delle arance che aveva preso dal negozio e ha cominciato ad urlare io sono un duro sono un fascista.
    Questa è la testimonianza che io posso dare per dimostrare l'inserimento di pazzi nazi-fascisti e neo-nazisti provenienti dall'italia e sicuramente organizzati per boicottare la nostra manifestazione insieme all' apparato delle forze dell'ordine che ha fatto solo un brutale lavoro di oppressione delle manifestazioni. vi saluto spero che questa mia piccola testimonianza possa servire
    Fonte: messaggio al GSF

    27.07 ore 22.47
    mi è venuto in mente che a bologna, dove studio, mi è capitato di parlare con un ragazzo che fa il poliziotto (che, ho saputo, non è poi stato a genova a causa di un infortunio) e che in quel periodo stava facendo il corso di preparazione al g8. il poverino (per non dire di peggio) cercava di conquistarmi raccontandomi in che modo venissero istigati alla violenza verso i manifestanti. mi ha detto addirittura che cantavano delle canzoni (ne ha anche intonata una) per caricarsi e andare allo scontro con la giusta dose di adrenalina nelle vene. la canzone aveva il ritmo e il tono fra il violento e lo scurrile suòl genere di quelle che si sentono in curva allo stadio.
    Fonte: messaggio al GSF

    27.07 ore 16.42
    Giunta a Marassi, la polizia non ha assolutamente dato vita ad uno scontro
    diretto con i black bloc, né ha tentato un accerchiamento del gruppo, che in
    quel momento stava risalendo compatto lungo Scalinata Montaldo. Sarebbe
    bastato chiuderli dalle due parti della scalinata, bloccando anche la
    deviazione per Via Montello, e per quel gruppo non ci sarebbe stata via di
    fuga! Invece no : la Polizia si è limitata a spingere i black bloc verso la
    testa della scalinata. Da lì le tute nere, indisturbate (qualcuno dice
    "scortate", e a vederlo sembrava quasi così), hanno potuto in pochi istanti
    raggiungere Piazza Manin, devastando con il generoso contributo della
    polizia il raduno della Rete di Lilliput
    Fonte: messaggio rivevuto dal GSF

    27.07 ore 13.09
    Abbiamo incontrato per caso due signore ed un
    giovane che abitavano i piani superiori del palazzo, ci hanno raccontato l'
    accaduto. Erano circa in 200, a cui si sono aggiunti teppisti vari e
    ubriachi. Ci hanno messo circa mezz'ora a fare quel "lavoro". Ai due estremi
    della strada c'erano, a detta loro, 5000 poliziotti (mi sembra un numero
    decisamente eccessivo, facciamo che erano semplicemente tanti). Mentre la
    banca veniva distrutta sono stati a guardare. Quando la banca ha preso fuoco
    il gruppo di teppisti ha citofonato agli abitanti del palazzo, consigliando
    di uscire a causa dell'incendio, poi sono scappati da una scaletta
    posteriore.
    A quel punto la polizia ha pensato bene di intervenire, carica e lacrimogeni
    sulle famiglie.
    Fonte: messaggio al GSF

    27.07 ore 1.30
    Ero in piazza Manin, quel pomeriggio. Tutto è filato liscio.
    Un ragazzo sta per lanciare una bottiglia di vetro sui poliziotti oltre la
    rete: è fermato al volo da un ragazzino più giovane di lui.
    Un cinquantenne brizzolato insulta in maniera chi sta oltre la rete,
    dall'altra parte ci sono anche una donna (giornalista?) ed altri
    personaggi in borghese (ridacchiano).
    Una trentenne gli suggerisce di spostare le sue considerazioni a piani di
    riflessioni più consone ad un uomo della sua età. Si zittisce.
    A due metri da me si viene a sedere un ragazzo basso, magro. Comincia ad
    inveire in tedesco contro i poliziotti. --Un'acredine ed un odio, mai
    uditi.-- Non c'entrava niente col resto della piazza, da dove si
    lanciavano oltre la cortina palloncini, bolle di sapone, salsicce colorate
    di due metri NOG8 e bottiglie di plastica. Mi chino, lo guardo negli occhi
    e col gesto delle mani gli chiedo perché. Nessuna risposta. Continua
    imperterrito. Allora mi siedo a mezzo metro da lui e ascolto; approfitto
    di una pausa per dirgli (in inglese) che dovrebbe prendersela così
    chiaramente coi mandanti e non coi loro strumenti. Mi risponde in inglese,
    ribalta la frittata, dice che loro usano noi come strumenti. Di fronte
    all'insensatezza della replica taccio. Le sue invettive durano ancora
    pochi minuti. Si allontana. Ce l'ho fatta, mi dico. Poi penso che potrebbe
    ricominciare da un'altra parte. Lo seguo. In mezzo alla folla, toccandolo
    sulla spalla, gli chiedo come si chiama. Nessun riflesso. Solo, inveendo
    come faceva prima verso i poliziotti, mi dice di non toccarlo, non
    toccarlo soprattutto alle spalle. Perché ha buchi dappertutto, nella
    testa, nella pancia, nella schiena, nelle gambe. Se ne va... impossibile
    qualsiasi tipo di relazione. Sta recitando una parte.
    SABATO
    Il corteo è fermo. Non siamo ancora arrivati a piazzale Kennedy. Un
    compagno col telefonino mi dice che ci sono incidenti vicino al tunnel.
    Stiamo fermi per un'ora.
    Ad un tratto mi vedo accanto il brizzolato.
    G. "Non eri quello che inveiva ai poliziotti in piazza Manin ieri?"
    B. "Son genovese. E' un mese che mi perseguitano quei disgraziati
    lavorando sotto casa mia, a momenti nemmeno la notte ci fanno dormire..."
    G. "Allora prenditi una camomilla, un buscopan, ma non scaricare sul
    corteo i tuoi isterismi personali..."
    Lavora parecchio col cellulare. Sparisce.
    Rieccolo dopo mezz'ora. Stesso posto.
    B. "Eccoli, eccoli; sono loro i black bloc, scendono da quel pulmino..."
    Cerca la mia reazione. Sto ferma come un camaleonte. Il pulmino si è
    avvicinato al corteo scendendo da una traversa sul lungomare ma è lo
    stesso che ha accompagnato il corteo di Attac in Manin il giorno prima.
    Ormai è chiaro: non è un manifestante.
    DOMENICA
    Ho avuto occasione di parlare con una coppia di genovesi. Abitano in un
    appartamento agli ultimi piani lungo le strade degli scontri. Hanno avuto
    modo di osservare dall'alto gruppi di ragazzi vestiti di nero agire, poi
    cambiarsi d'abito e infilarsi nel corteo. Hanno osservato la polizia
    rimanere inerte alle loro azioni per caricare invece il corteo
    successivamente.
    Quanti come loro hanno visto?
    fonte: email inviata al GSF

    27.07 ore 1.15
    Al tg1 delle ore 13.30 di oggi 22/07/01 sono state mostrate le "armi improprie" sequestrate dalla polizia durante un blitz sanguinoso svoltosi nelle scuole assegnate come dormitori al GSF. Due clips TV mostravano tali armi:
    1. Prima clip: una serie di una ventina di coltellini a serramanico, per la maggior parte del tipo "Victorinox" normalmente usati per pic-nic, la cui lama non supera i 6 cm di lumghezza o del tipo "Epinel" il classico coltellino da boy-scout.
    2. Seconda clip : un piccone e due spezzoni di tubo non meglio identificabili.
    Nel tg1 delle ore 17 si riproponeva la seconda clip omettendo, ritengo per pudore, la prima.
    Infine nel tg1 delle ore 20 le clips diventavano tre: precisamente: la seconda, un particolare della prima che riproponeva n° 9 coltelini, ovviamente ingranditi, di cui 6 innucui "Victorinox" ,n°1 "Epinel" e due a lama fissa ma molto piccoli di lunghezza simile agli "Epine" ed una nuova clip che proponeva un raschietto (del tipo usato di solito per raccogliere sostanze fini disperse sul suolo), in primo piano ma di piccole dimensioni se rapportato ad altri oggetti vicini.
    Fuori discussione la presenza del piccone, ma tutto il resto del bottino non può giustificare un'azione così brutalmente repressiva su una massa di diverse centinaia di ragazzi,perpetrata nottetempo e senza alcuna leggittimazione!
    Spero di riuscire ad allegare alla E-mail le tre immagini tratte dalla registrazione del tg delle ore 20. Chiedo una risposta al conduttore di "prima pagina".
    fonte email inviata al GSF

    26.07
    At the rr stn at Genoa on way home they were arrested by Italian
    cops. They were forced to put on black garb plus masks
    to show they were balck blok, and then photographed
    for the cops' political purposes They were then
    released to return home.
    fonte: mailing list lilliput-g8
     
     

    26.07 ore 8.09
    Io ero in piazza Manin, una piazza da cui era partita la mamnifestazione
    della rete di Lilliput (il massimo del pacifismo e della non violenza) che
    aveva "assediato" con un sit in una parte della zonarossa.
    [...] Ad un certo punto una decina di ragazzi del Black block si sono fatti
    avanti, ed abbiamo creato un blocco pacifico, per impedirgli di andare nella
    strada da dove stavano tornando gli altri manifestanti [...]
    In una frazione di secondo, quindi, i lacrimogeni, il loro passaggio, e tra il fumo la visione dei
    celerini che ci caricavano a manganellate! noi, ragazze e ragazzi, signore,
    signori, tutte persone con le mani alzate, pitutrate di bianco, noi! non
    hanno seguito i BB.Si sono accaniti su di noi.
    Due mie amiche mi hanno raccontato di aver visto un celerino che aveva messo
    lo scarpone sul petto di una ragazzina di 16 anni, tenendola a terra,
    picchiandola con il manganello e urlano "sei una puttana! stai zitta
    troia!!!!".
    Purtroppo le cose le ho scritte in fretta, mancano ancora mille altre cose
    da dire. Ad esempio delle camionette dela polizia da cui scendevanpo i
    polizziotti per manganellare personreehce sempèlicemente camminavano verso
    il loro campeggio. O degli insulti che gli stessi tutori dell'ordine
    rivbolgevano in corsa alle ragazze. Capite?
    fonte: messaggio inviato al GSF

    25.07 ore 0.30
    Quasi contenti di non essere rimasti nel corteo (giungono voci delle cariche al corteo pacifico) e ormai abbastanza tranquilli (e dopo aver trovato un pub aperto) decidiamo di avvicinarci a Piazzale Kennedy, zona di ritrovo e dibattito del Gsf.
    Siamo un gruppetto di quasi una decina di persone (alcuni tedeschi) e scendiamo per delle stradine passando ad una quindicina di metri da un folto schieramento di Polizia -2 blindati, decine di furgoni, decine di poliziotti in tenuta antisommossa- particolarmente rilassati e calmi.
    Subito dietro c'è una caserma della polizia (dovrebbe essere quella di via Saluzzo 1)
    Al nostro passaggio un paio di questi energumeni mi fanno cenno di avvicinarmi a loro (forse perchè ho i capelli lunghi e il pass da fotografo del Gsf al collo?); tranquillamente mi avvicino e inizio a preparare i documenti ma subito mi sbattono al muro e con un paio di calci sulle caviglie mi allargano le gambe per perquisirmi sommariamente.
    Consegno immediatamente il coltellino tipo svizzero che avevo nel marsupio e faccio notare che sono fotografo amatoriale e che non ero stato al corteo.
    Mi viene quindi immediatamente chiesto il rullino, con una ginocchiata e un pugno nelle costole per chiarire meglio il concetto.
    I colleghi, che ormai si sono avvicinati accerchiandomi, sorridono (anzi ridacchiano strafottenti) e uno insiste con un'altra ginocchiata.
    Spiego che non ho nulla da nascondere e che non ero un manifestante, mostro il pass MEDIA del Gsf ma insitono con sorrisi beffardi dicendo che "non ho capito" e che se non faccio vedere loro il rullino mi prendono la macchina fotografica.
    A questo punto ho estratto la scheda di memoria Compact Flash da 96 Mb della macchina digitale (che non tenevo in mano ma nel marsupio) e un poliziotto me la strappa di mano dicendomi dopo un violento spintone che è finita nel tombino.
    Mi spintonano e mi dicono che posso andarmene, mentre un poliziotto non in divisa che stava salendo la rampa verso l'ingresso della caserma mi lancia per terra il coltellino, restituendomelo...
    fonte: http://www.geocities.com/greencarlo/g8/

    27.07 ore 8.58
    Ho visto sferrare ripetute manganellate ad una di queste persone caduta a
    terra mentre correva per sfuggire alla nube di gas lacrimogeno. Non ho
    visto nulla del genere accennato nei confronti delle tute nere che hanno
    incendiato macchine e cassonetti. Anzi, una volta dispersi i manifestanti
    pacifici, le forze dell'ordine si sono allontanate, lasciando che questi
    continuassero a devastare.
    Fonte: messaggio al GSF

    22.07. ore 21.40
    Mi sono trovata tra gli scontri anche se stavo ballando e cantando in piazza
    Manin..mi è arrivato un lacrimogeno sul piede..sono scappata..ero impreparata...
    Ho visto una ragazza accovacciata dopo l'attacco della polizia con segni di
    manganellate sulla faccia e sulla schiena(l'avevo abbandonata durante la
    carica..lei è rimasta ferma davanti al banchetto del commercio equo e
    solidale con le mani alzate..) mi(ci) hanno attaccato durante il corteo x almeno 5 volte..STAVO SOLO
    CAMMINANDO E URLANDO la mia protesta..
    NON ESISTE ATTACCARE IN MODO INDISCRIMINATO TUTTI!!!!
    Ho visto disabili in carrozzella spaventati dagli spari dei lacrimogeni e
    anziani farsi largo tra i manifestanti che correvano..
    ho sentito alle mie spalle gli scoppi..l'odore acre dei lacrimogeni che mi
    seguiva..il rumore terribile delle "forze dell'ordine" che caricavano..
    Ma passato questo..ora ho paura..la vera paura...mi sto rendendo conto di
    quello che ho visto.. in più ci sono i blitz fatti in giro x tutta genova..le accuse al GSF..i
    feriti,gli arrestati.. non capisco!!!!Chi sta dalla parte della ragione e chi da quella del
    torto??? Perchè è così complicato??Non capisco chi è il buono e chi il cattivo..
    e poi ci sono quelli che mi dicono che non è servito a nulla il fatto che io
    ci fossi..anzi..ho fatto solo preoccupare chi mi sta intorno..che tanto non cambierà mai nulla..
    Ma allora xchè mi continua a venire in mente una scena:piazza manin contro i
    black blocks con le sole mani alzate e urlando NON VIOLENZA..
    sono indietreggiati...
     fonte: mailing list cerchiodig8

    24.07
    Al grido di ora vi divertirete meno e questo è l’ultimo G8 che fate, i poliziotti hanno attaccato. C’era uno che chiamavano dottore che coordinava l’operazione. Fuori dalla scuola, più tardi, ho visto molti funzionari della questura in giacca e cravatta. I poliziotti dentro la scuola sputavano e tiravano calci; picchiavano coi manganelli e distruggevano tutto. Una furia devastatrice, una violenza mai vista. Cercavano qualcuno? Non lo hanno detto. Ho avuto l’impressione che non cercassero nessuno in particolare, che volessero colpire tutti”.
    Impossibile riuscire a mostrare il tesserino, dichiarare di essere un cronista: “Non hanno voluto sentire ragioni, pestavano e basta”. Man mano che racconta, le immagini gli si ripresentano davanti agli occhi. “Uno degli agenti che mi avevano aggredito, poco dopo, era lì a chiedere ad un’infermiera un paio di guanti per evitare il contatto con tutto quel sangue. L’ho visto io dalla barella, mentre venivo portato sull’ambulanza”.
    Poi continua: ”Non c’erano feriti prima, non ho visto armi in quella scuola. Ma i poliziotti urlavano eccoli qua sono loro ogni volta che dagli zaini spuntava una maglietta o un pantalone nero. Sono stati attimi di terrore. Hanno colpito tutti. Questo è l’ultimo G8 che fate continuavano ad urlare. Io li ho sentiti entrare, ho sentito i loro passi sulle scale, ma non mi sono reso conto di quanto stava per accadere. Era mezzanotte. Alle due meno un quarto ero sull’ambulanza”.
    Le immagini riaffiorano a sprazzi. “Uno dei ragazzi aggrediti ha avuto una crisi epilettica, nessuno dei poliziotti ha fatto nulla. Alla fine, hanno separato noi feriti dagli altri. C’è voluto un sacco prima che arrivassero i soccorsi”.
    fonte: http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,64734,00.html

    24.07.2001
    ore 21.00 del giorno 24/07/01.
    va in onda lo speciale di canale 5 sul G8.
    tra le varie immaggini c'e' ne una molto strana fanno vedere la
    perquisizione alla scuola Diaz, e dicono che e' iniziata alle ore 24,00 circa e anche il
    capo della polizia la confermato ieri nell'intervista con Mentana, dicendo di
    aver trovato  resistenza all'interno della scuola quindi suppongo siano entrati dopo le
    24,00. Subito dopo lo speciale di canale 5 fa vedere cosa le forze dell'ordine ( le
    chiamo ancora cosi ) trovano all'interno, e qui che, chi ha la possibilita'
    di riguardarlo potra' notare che il filmato girato dalla polizia con
    videocamera dove riprende in un angolo buio con solo la luce della stessa
    vari oggetti tra cui maschere antigas bastoni ecc. dopo la perquisizione il
    particolare strano e che come tutte le videocamere
    sul display viene riportato giorno e ora ebbene notate il giorno è il
    21/07/01 e l'ora 22,45 allora come e possibile che abbiano trovato tutta quella roba
    due ore prima di entrarci se qualcuno mi sa dare una risposta lo faccia per favore
    se no lo faccia presente a quelli di canale 5 che hanno montato come al
    solito un bel servizio.
    fonte Decoder 2.0 del 26/07/01 (18:53)

    24.07 ore 23.33
    Avevamo nuvole di gas  a sinistra e davanti.Parte dei partecipanti comincia a correre indietro verso il mare.Altri fuggono terrorizzati e intanto gli occhi cominciano a bruciare e non ci si vede più.Avevamo alle spalle un portone aperto di un grosso palazzo e in tanti proviamo ad entrare.Una calca indescrivibile.Paura,lacrime ed il terrore della folla impazzita prende diversi di noi. Perdiamo il contatto con tutti gli altri e ci ritroviamo in tre,fra mille spinte e urla alla calma naturalmente inascoltate, dentro l’androne del palazzo. Chi è rimasto fuori spinge e noi cominciamo a salire in alto lungo la scalinata.Arriviamo  al quinto sesto piano e cominciamo a tirare fuori dagli zaini l’acqua e i limoni,chi ce li ha, per attenuare l’effetto dei lacrimogeni.Famiglie genovesi,che ringraziamo, ci offrono acqua,ghiaccio e limoni e comincia l’attesa e le telefonate agli amici e compagni persi nell’assalto della polizia.Dopo un tempo che non ricordo vediamo che la gente comincia a defluire ed anche noi seguiamo il flusso.Arrivati all’ultima rampa vediamo che l’androne è pieno di poliziotti.Qualcuno impaurito prova a risalire ma le urla dei poliziotti “uscite uscite” convince tutti a scendere.Vedo poliziotti che sbattono ragazzi contro il muro e con i fucili lancialacrimogeni danno colpi violenti alla schiena dei ragazzi.Ad alcuni fanno depositare gli zaini ad altri tolgono il fazzoletto che hanno sul viso per difendersi dai gas che ancora si respirano anche se in modo sopportabile
    fonte: messaggio inviato al GSF

    24.07.01 ore 19.17
    Un giornalista che si avvicina mostrando il pass
    viene invitato minacciosamente da un celerino a metterselo nel culo, mentre
    una poliziotta con casco e manganello indossa beffardamente una maglietta
    gialla del GSF. L'arsenale ritrovato, dichiarato dalle autorità di polizia,
    è una totale bufala. La scuola è in ristrutturazione e sui due lati
    ricoperta da impalcature. Su ogni balcone si trovano tubature lasciate dai
    lavoratori edili che stanno ristrutturando l'edificio: potevano essere
    centinaia le spranghe ritrovate [...]
    In una carica della polizia, ho visto la polizia schierata correre
    contro la testa di uno spezzone di corteo invaso dai lacrimogeni e
    manganellare decine di persone immobili con le braccia alzate: ragazzi e
    ragazze, uomini e donne anche di 50/60 anni che stavano sfilando
    pacificamente e che non potevano muoversi perché dietro di loro erano
    bloccate decine di migliaia di manifestanti in attesa di proseguire il
    corteo [...] Da tre giorni la presidente della Provincia di Genova segnalava la presenza di
    centinaia di questi deficienti in una scuola di Quarto, da loro occupata:
    nessun poliziotto si è recato sul posto. Così come nessuno è andato nel
    parco dove ne campeggiavano altre centinaia descritti puntualmente da una
    giornalista del Manifesto (22 luglio, pag. 6). Tutte le cariche di polizia
    e carabinieri avvengono dopo le devastazioni e ai danni dei manifestanti.
    fonte: messaggio inviato al GSF

    24.07 ore 18.21
    Avevo più paura della polizia che dei black blocs. Eppure per tutta la strada non abbiamo incontrato nessuno schieramento, nessun controllo.....vedevamo arrivare alla spicciolata dei "neri" senza cappuccio e senza armi, entrare nel campeggio e tranquillamente cucinare ecc....Abbiamo fatto un sopraluogo...organizzavano i turni di ronda per la notte, ma nessuno, neanche di giorno è entrato per perquisire il campo.Eppure vicino al Valletta Cambiaso, in zona Albaro c'è una caserma di carabinieri  (quella delle foto incriminate)e non posso credere che non sapesse niente. Sono usciti armati, erano lì da 4-5 giorni, mettevano cartelli di riunioni sul cancello esterno......
    fonte: messaggio inviato a GSF

    24.07 ore 18.35
    Avevano depositi di armi improprie in vari punti di Genova,
    segno di preparazione e di organizzazione. E di denaro. Erano professionisti,
    non teppistelli. Agivano in maniera palese, alla luce del sole, sotto gli
    occhi delle forze dell'ordine che NON SONO INTERVENUTE CONTRO I "BLACK BLOCK" mentre sfasciavano tutto, prendendo piuttosto le loro devastazioni come scusa per attaccare tutti gli altri. Ha visto alcuni di questi "neri" parlare tranquillamente (sarebbe più corretto dire "confabulare") con i poliziotti...
    fonte: messaggio inviato a GSF

    23.07 ore 18.23
    [...] Dopo varie soste in vie traverse ci ritroviamo ancora in una cinquantina. Molta gente vaga tra vie e vicoli secondari per allontanarsi dalle cariche immotivate degli agenti. Ci diamo appuntamento all'ostello dello  studente lì decidiamo di proseguire verso i pullmans. Prendiamo via del forte di San Martino. Una fresca viuzza stretta da alte mura di cinta di sassi dai quali spuntano chiome di alberi da frutto e più in alto di un boschetto. In cima la via si biforca: una strada pianeggiante porta verso la campagna mentre la discesa verso le case. Ormai siamo solo noi trentini. Di lontano si sentono ancora rumori di scontri e inseguimenti. Ci sentiamo al sicuro e, tranquillamente, ci avviamo verso la discesa. E' a questo punto che arriva il finimondo. Fortunatamente solo per alcuni di noi. Uno sparo ci blocca. Spuntate da chissà dove tre camionette ci superano a tutta velocità e ci sbarrano la strada. Scendono una decina di agenti con il volto coperto da fazzoletti e maschere antigas. Con parolacce ci fanno alzare le mani. Cerchiamo il dialogo ma ci zittiscono a insulti. Prima ancora di controllare i documenti picchiano al volto e al corpo Marco. Poi dividono le donne dagli uomini prendendo a manganellate questi ultimi. Sempre con le mani alzate ci fanno inginocchiare per terra faccia al muro (stile Gestapo).
    Marcella piange in preda alla disperazione. Siamo disarmati, impotenti davanti ad una violenza inaudita. A noi donne ci fanno togliere gli zaini con l'intenzione di picchiarci sulla schiena. Per fortuna interviene uno di questi (non si possono definire uomini), e ordina agli altri di non picchiare le donne, ma però, non gli ricorda di non insultarle. Le parolacce che ci urlano in faccia sono piene di odio e di disprezzo mentre ci svuotano gli zaini. Intanto, sul lato opposto della strada gli uomini ricevono lo stesso trattamento addizionata a manganellate e calci. "Stronza" a me "assassina" ad un'altra "Fascisti rossi" "pacifisti di merda" "la colpa è vostra se un ragazzo è morto" "la colpa è vostra se uno dei nostri è all'ospedale" "siamo noi i più forti" solo per  citare le più ricorrenti e le più ripetibili e intanto giù botte e insulti. La paura è tanta siamo soli in balia di un plotone armato e invasato e di una violenza che ci fa restare attoniti. Il disprezzo col quale ci trattano fa male alla pancia. Le botte fanno male fuori ma il loro atteggiamento punge in profondità la mente e i visceri. Malauguratamente per loro , arrivano correndo due ragazzi "rasta" vengono presi trascinati per terra per alcuni metri e picchiati con una ferocia che credevo possibile sono in quei film americani di cassetta. Calci di punta con gli anfibi, sprangate e poi, quando da uno zaino dei due spunta un passamontagna l'accanimento contro di loro aumenta.
    Ad un certo punto con disprezzo ci lanciano per terra i documenti che hanno recuperato dai nostri zaini svuotati e ci ordinano di raccoglierli e iniziare a correre al loro tre. Mentre uno gridava tutto questo un altro conta: uno! tre! e hanno ricominciato a manganellare.
    Finalmente riusciamo a raccogliere la roba e superare le camionette che ci sbarrano la strada e, aiutati da alcuni genovesi usciti provvidenzialmente sul balcone, abbiamo preso la via per l'ospedale S. Martino dove ci aspettavano gli altri che erano riusciti a sfuggire all'imboscata.
    Incredulità, sconforto, rabbia, impotenza.
    fonte: mailing list cerchiodig8

    27.070 ore 17.02
    Cari amici,
    allora io ero a Genova. Io ho visto. Non date retta ai giornali ed ai telegiornali.
    E' stata una cosa pazzesca, un massacro.
    E' difficile raccontare cio' che e' avventuto tra venerdi' e sabato.
      Per farlo mi aiuto con quello che ho visto io e quello che hanno visto
      altri  carissimi amici presenti a Genova.
      Vi prego di avere la pazienza di leggere e' veramente la cronaca di un
      incubo che difficilmente sentirete sui grandi mass media.
      1.Io arrivo Giovedi' a Genova dopo la festosa manifestazionedei
      migranti 50.000 persone.
      Ci sono i campi di raccolta, siamo tantissimi. Migliaia di persone assolutamente pacifiche, un clima meraviglioso (vi  ricordate i campi scout?)
      si discuteva si cantava si stava bene insieme.
      Scout e militanti, volontari e professionisti e venerdi' mattina
      iniziamo le  piazze tematiche in una citta' blindata:le varie associazioni si
      troveranno  sparse nella citta' per fare un assedio festoso con danze, performance e
      slogan alla famosa linea rossa.  A questo punto sul lungo mare arriva il famoso blak blok, alcuni di loro  vengono visti parlare con la polizia, altri direttamente escono dalle
      loro  fila.Parlano soprattutto tedesco.
      Iniziano a sfasciare tutto. Polizia e carabinieri stanno fermi. I Black
      block cercano di infilarsi nel corteo dei lavoratori aderenti ai COBAS e
      altri sindacati, di cui picchiano uno dei leader, vengono respinti a
      fatica.  Poi i black blok puntano sulla prima piazza tematica (centri sociali),
      piombano armati fino ai denti. La polizia li insegue, i manifestanti si trovano attaccati prima dai  black e  poi dalla polizia che a quel punto inzia le cariche violentissime. I
      Black  se ne vanno e piombano sulla piazza dove c'era la rete di Lilliput
      (commercio equo, gruppi cattolici di base, Mani Tese..ecc.). La gente
      facendo resistenza pacifica cerca di allontanarli. La polizia insegue:
      carica la piazza. La gente alza le mani grida pace! Volano lacrimogeni
      manganellate. Ci sono feriti. I Black se ne vanno e continuano a
      distruggere  la città...
      300-400 del Black Bloc vagano per Genova, chi li guida conosce
      perfetttamente la citta': il loro percorso di distruzione punta a
      raggiungere tutte le piazze tematiche dove ci sono le iniziative del
      movimento.. E' impressionante. Si muovono militarmente, si infiltrano, i capi gridano ordini, gli altri  agiscono. E a ruota arrivano polizia e carabinieri
      Intanto nella piazza tematica dove c'e' l'ARCI e l'Associazione Attac
      ecc.:  tutto va bene, nel primo pomeriggio si decide di andarsene dal confine
      con  la linea rossa fino ad allora assediata con canti, scenette, ecc. La
      gente  sfolla verso Piazza Dante, la polizia improvvisamente lancia lacrimogeni
      alle spalle,. Fuggi fuggi generale. Gli ospedali si riempiono di feriti. Molti pero' non vanno a farsi  medicare   in ospedale: la polizia ferma tutti quelli che ci arrivano.
      E' sera. La gente e' sconvolta, molti inziano a essere presi dalla
      rabbia.  Dei black improvvisamente non si ha piu' notizia.
      Alla cittadella dove c'e' il ritrovo del Genoa Social Forum saremo
      diecimila.E' arrivata la notizia della morte del ragazzo.
      C'e' paura, i racconti di pestaggi violentissimi si moltiplicano.
      Ragazzi e  suore che piangono. C'e' un sacco di gente ferita. Un anziano che piange
      con  una benda in testa, è un pensionato metalmeccanico.
      C'e' Don Gallo della Comunita' di San Benedetto. C'e' la mamma leader
      delle Madri di Plaza de Mayo in Argentina, quelle che da anni cercano notizie
      dei  loro figli desaparecidos: dice che e' sconvolta per quello che ha visto
      con i suoi occhi, gli ricordano troppo l'Argentina della dittatura: non
      pensava fosse possibile in Italia  Intervengono mio fratello, Luca Casarini delle tute bianche e Bertinotti  (l'unico politico che ha avuto il coraggio di correre ) calmano tutti:  ragazzi non uscite in piccoli gruppi, non accettate la sfida della
      violenza.  Si decide che la risposta sara' la grande manifestazione del giorno
      dopo,  saremo in tantissimi, pacificamente contro tutte le provocazioni e le
      violenze di black block e forze dell'ordine. Il senatore Malabarba racconta che e' stato in questura. Ha trovato  strani   personaggi vestiti da manifestanti, parlano tedesco ed altre lingue  straniere. Confabulano con la polizia e poi escono dalla questura.  Scoppia improvvisamente un incendio in una banca vicino alla cittadella.
      Gli  elicotteri ci sono sopra: per piu' di 40 minuti non arriva ne' pompieri
      ne'  niente.
      Di notte uno dei campi dove siamo a dormire, il Carlini, viene
      circondato  dalla polizia. Entrate a perquisire, fate quello che volete. La gente
      piange: implorano di non essere ancora caricati. La polizia entra: nel
      campo  non trova niente.
      2. Sabato: la grande manifestazione, siamo veramente una moltitudine. Il
      corteo parte, ci sono mille colori. Gente di tutto il mondo. Tutte le
      associazioni, il volontariato, i contadini, i metalmeccanici, i curdi,
      ....ecc. Canti, danze, mille bandiere.
      Piazzale Kennedy. Non ci sono scontri. Non c'e' niente.
      Sbucano i black Block La polizia improvvisamente, senza alcun motivo,
      spacca  in due l'enorme manifestazione. . Si scatena la guerra. Cariche
      dovunque,  manganellate. Sono impazziti. La polizia carica i metalmeccanici della
      FIOM,  i giovani di Rifondazione. Iniziano inseguimenti per tutta Genova. Chi
      rimane solo è inseguito, picchiato. Decine di persone testimoniano di
      inseguimenti e pestaggi solo perche' riconosciuti come manifestanti. E'
      picchiato dalla polizia un giornalista del Sunday Times (sul numero di
      oggi  racconta la sua avventura...)
      In un punto tranquillo della manifestazione, sul lungomare,
      improvvisamente  da un tetto vengono sparati lacrimogeni che creano panico. Usano gas  irritanti, producono dermatiti, non fanno respirare.
      I Black Bloc? compaiono e scompaiono, nessuno li ferma. Attaccano un
      ragazzo di Rifondazione. Gli spaccano la bandiera e lo picchiano. Attaccano a
      pietrate i portavoce del Genoa Social Forum. Spaccano vetrine ed
      incendiano.  Sono armati fino ai denti: ma come ci sono arrivati nella Genova
      blindatissima? La testa della grande manifestazione è tranquilla, il Genoa Social Forum  fa  l'appello di defluire con calma, di non girare da soli per la citta'.
      Veniamo indirizzati verso Marassi dove ci sono i pulman di quelli
      arrivati  la mattina. Siamo fermi li'. Non si puo' andare avanti: a piazzale
      Kennedy e' guerra. Siamo in tanti fermi, seduti per terra. Improvvisamente
      partono i  lacrimogeni. Fuggi fuggi generale. Si cerca di tornare verso la
      cittadella  del Genoa Social Forum: passano camionette della polizia da dove urlano:
      vi  ammazzeremo tutti!
      La seconda parte del corteo non arriverà mai alla piazza dove era
      prevista  la conclusione. Tutte le persone vengono caricate indistintamente sul
      lungo  mare. Chi riesce scappa nei vicoli verso la collina, dove si scatena una
      vera e propria caccia all'uomo. Sabato notte, la manifestazione era ormai finita da alcune ore, la  polizia
      irrompe nella Sede stampa del Genoa Social Forum. Picchiano tutti con
      una  violenza impressionante. In particolare sono interessati alla
      documentazione (testimonianze, video, foto...ecc.) che raccontano quello avvenuto tra  venerdi' e sabato: sono molti attenti a distruggere tutto. Vengono
      distrutti tutti i PC e tutto il materiale che trovano, viene arrestato l'avvocato
      che  coordina il gruppo di avvocati presenti a Genova. Viene distrutto o
      portato  via anche tutto il materiale che gli avvocati avevano raccolto per
      difendere  le persone arrestate. Adesso non si sa piu' neanche quante sono e quali
      sono  le accuse.
      Durante la perquisizione, fatta senza alcun mandato, a parlamentari,
      avvocati, giornalisti e medici e'impedito di entrare.
      Le famose armi comparse oggi in conferenza stampa ieri non si erano
      viste....rimangono i feriti e gli arrestati. Del black blok non si sa piu' niente.
      Vi assicuro, due giorni da incubo: black block e forze dell'ordine hanno
      fatto un massacro e volevano farlo.  Poliziotti e carabinieri erano stati montati in modo pazzesco, fin da  venerdi' mattina urlavano e insultavano..
      Gli hanno veramente lavato il cervello.
      E poi oggi a sentire televisioni e leggere giornali:
      Dio mio sembra proprio un regime: dove hanno scritto la verita' che
      tutti   noi che eravamo li' abbiamo visto? ivnto poi matto a pensare che alcuni potranno ancora pensare: "voi  contestatori, dite le solite cazzate..."
      Non fatevi imbrogliare, abbiate il coraggio di mettere in discussione i
      vostri convincimenti sulle meravigliose forze dell'ordine
      italiane e sugli apparati democratici del nostro Stato.
      A Genova veramente e' avvenuto qualcosa di pazzesco. Hanno inaugurato il
      nuovo governo....  Un'altra piccola cosa: sul giovane ammazzato. La sapete la prima
      versione  della questura prima che comparissero i video? ammazzato da un sasso
      lanciato da altri manifestanti.......
      Se pensate che molta della documentazione raccolta da testimoni e' stata
      distrutta dopo l'irruzione alla sede del Genoa Social Forum di questa
      notte....ci rimangono le "sicure" versioni delle forze dell'ordine...
      Meditate e per favore fate girare, stampate, parlate, c'e' bisogno di
      raccontare la verita'. A vostri amici, parenti, colleghi di lavoro.
      Vi prego non voltatevi dall'altra parte.
      grazie
    fonte: cerchiodig8

    27.07. ore 0.00
    Sabato alla manifestazione: invece di cercare di circondare i manifestanti violenti ( quelli che andavano dritti, mentre il corteo pacifico si sbrigava di continuare a destra ( V. Casaregis)), le forze d'ordine schiacciavano i violenti verso il corteo per poi causare un panico generalizzato estremamente rischioso con una pioggia micidiale di lacrimogeno che per minuti lunghissimi non lasciavano un respiro pulito.
    fonte: messaggio al GSF

    27.07 ore 2.34
    A Genova ho visto bande di ragazzi più o meno giovani (solo i famigerati
    black bloc?) sfasciare vetrine, incendiare macchine, aggredire componenti
    del Gsf, ho visto interi battaglioni di polizia e carabinieri lasciar fare,
    in un'atmosfera surreale stile Beirut.
    Ho visto lacrimogeni cadere in mezzo a manifestanti pacifici ed inermi, ho
    visto picchiare ragazzi quando a terra, ho visto caricare persone senza
    motivo. E tutto questo mentre c'era chi sfasciava impunemente una città.
    Ho visto manifestanti disarmare i violenti, ho visto i pacifisti scacciare i
    black bloc dalla piazza con la forza della determinazione, ho visto
    duecentomila persone pacifiche attaccate e picchiate senza la benchè minima
    rezione.
    fonte: mailing list lilliputge

    26.07 ore 18.44
     "Il mio errore è stato quello di salire su un muro per osservare meglio
     la battaglia fra la polizia e i manifestanti  Per un secondo la mia
     vista si appanna. Un manganello della polizia mi ha colpito alla testa.
     Giornalista inglese   (in italiano nel testo ndt) grido alla dozzina di
     poliziotti che corrono verso di me in tenuta antisommossa. La mia mente
     si nuove frenetica mentre altri manganelli mi piovono addosso. [ &] Due
     poliziotti mi trascinano per terra, urlando in italiano e continuando a
     picchiarmi. Il mio elmetto da ciclista si è già diseintegranto sotto i
     loro colpi. I manganelli mi colpiscono sulla schiena, le braccia, le
    tibie.
     Mi trascinano poi sui binari di un tram vicino ad un semaforo e mi
     ordinano di mettere la testa sul binario. Obbedisco, incredulo di quello
     che mi sta capitando. Presi da nuovi impulsi di violenza, iniziano a darmi
     calci sulla testa, sulla schiena e sulle gambe. Sono felice quando si
     avvicina un ufficiale e dice qualcosa tipo: Resistenza all arresto con
     violenza. Portatelo alla stazione  .
     [Alla stazione di polizia] uno di loro mi colpisce allo stomaco con il
     manganello e mentre sono piegato in due un altro dice fagli mangiare le
     patate   [un modo di dire nel gergo della polizia] [ &] Due ore e mezzo
     dopo il primo colpo alla testa, un ufficiale mi dice che posso andare.
     Prima di andarmene, vedo un teeen ager magro e coi capelli lunghi seduto
     per terra, le mani dietro la schiena. aiutami. Chiamami un avvocato  -
     mi mormora"
    fonte: John Elliott  Il testo completo in originale si trova su http://www.sundaytimes.com/

    26.07 ore 15.08
    Siamo in due gruppi, 4 + 4, medici e barellieri. Facciamo avanti ed
       indietro, il corteo non supera i due KM. Un gruppo, nel mezzo non ci
       sembra costituito da sindacalisti. Sono un centinaio, sono quasi tutte
     ragazze, hanno non più di diciott'anni. Sono vestiti di nero, anfibi, calze,
       maglietta, bandana, casco da motorino, occhiali da piscina, molti
       maschere antigas. Il tutto indossato, benché non abbiano sparato neppure un
       lacrimogeno. Sono ben inseriti a metà del corteo. Chiedo ad uno del
       servizio d'ordine chi sono. Mi dice che non lo sanno, che sono romani
    e che si sono aggiunti compatti alla partenza e che loro non gli possono di
       certo impedire di manifestare. Perini, responsabile di questa manif, mi
    dice che é stato loro intimato di fare casino staccandosi. Arriviamo alla fine
     del percorso, stiamo per fare dietro front e loro incominciano a tirare
       pietre. Gli operaioni urlano: "basta imbecilli, smettetela teste di cazzo".
       Incredibile, smettono. Sulla strada di ritorno ad un certo punti si
       staccano e corrono tutti insieme in una via laterale: incendiano dei
       cassonetti e rompono delle vetture. La polizia che ci sta davanti e
       dietro, in tenuta superantisommossa, non si muove. Spariti nel nulla.
    fonte: messaggio inviato al GSF

    26.07 ore 11.10
    Venerdì 20/7/2001, la manifestazione era ormai conclusa da tempo, stavo ritornando allo stadio Carlini con un mio amico, seguivamo dei giornalisti de "La Repubblica", abbiamo visto degli agenti venire verso di noi,un agente si è staccato dagli altri e ha chiesto al mio amico cosa era quella mascherina, lui non gli ha risposto ma gli ha chiesto: "si può passare di qui?", l'agente per tutta risposta lo ha steso con una manganellata, ma fortunatamente lui è riuscito subito a rialzarsi e scappare. Dietro c'ero io: al grido di "Addosso alla puttana!" mi hanno caricato, io mi sono messa a guscio, ma non avendo il casco, mi hanno riempito la testa di manganellate, poi dei calci nei reni, fortissimi, e infine mi hanno gettato addosso dello spray al peperoncino e se ne sono andati. Io ero in preda alle convulsioni, mi veniva da vomitare, non vedevo niente e sentivo dolore dappertutto, un agente è tornato indietro, credo che volesse chiedermi scusa o accertarsi del mio stato perché non mi ha picchiato e mi ha appoggiato di fianco un orologio che in realtà non era mio ma del mio amico che era stato manganellato prima di me.
    fonte: messaggio inviato al GSF

    26.07 ore 22.56
    ''Non ce la facevo piu',
    continuavano a prendermi a calci. Ad un certo punto ho finto di
    essere morto, ma un carabiniere e' venuto a tastarmi il polso, e
    quando si e' accorto che ero ancora vivo ha continuato a
    picchiarmi''. Mark Cowell, il giovane inglese ancora ricoverato
    dopo il blitz di sabato notte, racconta la sua versione dei
    fatti dall' ospedale San Martino, dove si trova per un grave
    trauma toracico.
     ''La maggior parte dei giorni che sono rimasto a Genova - ha
    raccontato dal suo letto d' ospedale, con la testa china su un
    lato e la voce monocorde - li ho trascorsi nella scuola di
    fronte a quella dove e' avvenuto il blitz, dove lavoravo nello
    staff di Indymedia. Anche quel giorno ero stato li', ma alla
    sera, quando stavo cercando di raggiungere delle amiche
    nell'edificio di fronte, ho sentito arrivare i mezzi delle forze
    dell' ordine. Non ho fatto tempo a correre dentro la scuola che
    alcuni agenti mi hanno buttato a terra e hanno iniziato a
    prendermi a calci e a colpirmi con il manico del manganello''.
     Cowell, 33 anni, e' originario di Londra, e scrive su alcune
    riviste di controinformazione. Durante la notte di sabato ha
    riportato la lesione di un polmone, diverse costole rotte e un'
    emorragia interna, che lo hanno fatto giungere all' ospedale di
    San Martino in condizioni gravi.
     ''Ho pensato di morire - ha proseguito -, seriamente. Erano
    in cinque e continuavano a gridare in inglese 'kill the black
    bloc, kill the black bloc', anche se rispondevo che sono un
    pacifista, e che i black bloc li detesto anch' io. Arrivavano
    calci da tutte le parti, sembrata una partita di football''.
     Cowell mentre parla fa lunghe pause, in cui, senza peraltro
    mai distogliere lo sguardo che punta dritto alla parete,
    riprende fiato, e si riposa dopo le numerose interviste di
    giornalisti britannici e i colloqui con il suo avvocato
    italiano. ''L' Italia e' un bel posto - ha concluso - dove molte
    persone sono state gentili con me, ma dopo quanto e' accaduto
    non credo di esagerare dicendo che i carabinieri e la polizia
    sono degli assassini. Io ero venuto a Genova per fare il
    giornalista indipendente, senza fare male a nessuno, e invece
    torno a casa con un polmone sfondato''. (ANSA).
    Fonte: ANSA, dichiarazione di Mark Cowell

    26.07 ora 1.15
    avete notato che per tutti quei giorni c'erano strani individui che
    sfrecciavano in due su motorini nel bel mezzo degli scontri?
    chi erano? ho visto sul sito di azione globale dei popoli una foto di uno di
    questi personaggi che parla con la polizia. io credo fossero infiltrati che si
    spostavano guidati dall'elicottero da una zona all'altra per entrare nei cortei.
    non posso pero' affermare che fossero del black block, di sicuro erano vestiti
    da manifestanti.
    Alcuni amici venuti dal belgio mi hanno detto di avere visto un gruppuscolo
    di black block che avevano trasmittenti e microfoni installati nei caschi neri
    da motociclisti e che si muovevano in modo coordinato dopo aver ricevuto ordini
    via trasmittente.
    Ho sentito io stesso dei poliziotti gridare "sporco negro" ad un manifestante
    africano.
    Mi e' stato riferito di carabinieri che, venerdi' sera, canticchiavano in
    coro "uno di meno- c'e' n'e' uno di meno".
    7) ho visto venerdi' sera fuori dal galliera la polizia caricare indistintamente
    sui cellulari tutti i dimessi dall'ospedale  e portarli via.
    fonte: mailing list Cerchiodig8

    25.07 ore 22.35
    Quando mi avete scrittto che "l'Arma dei Carabinieri starebbe richiedendo a
    tutti gli esercenti di laboratori o negozi fotografici di Genova, che le
    vengano consegnati i rollini con immagini scattate dai cittadini", mi sono
    ricordato di quello che mi è accaduto nella mattinata del 19. Sono andato a
    scattare un po' di foto dei viccoli e vie chiuse dalla polizia con le
    barriere. Nell'arco di 1 ora sono stato perquisito ben 10 volte dalla
    polizia e dai carabinieri. C'è stata una volta, però, che mi ha colpito. I
    carabinieri mi hanno fatto un sacco di domande, come al solito. Ma una no me
    la aspettavo: dove lei pensa di sviluppare questi rullini? Ciòe qua a
    Genova? Dove? Gli ho rispostto che pensavo di svilupparli in Brasile, non a
    Genova. Ed è finito tutto lì.
    fonte: messaggio al GSF

    25.07 ore 20.22
    Quando il gas si è diradato, circa 20 minuti dopo, c’erano dei giornalisti  con telecamere e macchine fotografiche lungo la strada, tre di loro, di varie nazionalità, sono entrati e le persone che erano nell’androne hanno chiesto loro di farci uscire e di aiutarci. Uno dei giornalisti sembra si sia diretto verso la polizia con le mani in alto e dopo aver parlato un po’ con degli agenti è tornato indietro dicendoci di stare calmi. Subito dopo è uscito nuovamente e i poliziotti hanno cominciato ad entrare, dopo aver allontanato anche tutti gli altri giornalisti che erano per strada. Gli agenti si sono disposti in due file lungo le pareti dell’androne e ci hanno fatto scendere con le mani alzate. Via via che le persone passavano venivano prese a male parole, perquisite e percosse con i manganelli o prese a calci.  Solo per il fatto di avere una maglietta rossa,  uno stemmino di Che Guevara, una maglietta di Greenpeace o anche senza alcun motivo siamo stati aggrediti moralmente e fisicamente, trattati come delinquenti per aver esercitato il nostro diritto di manifestare pacificamente. Abbiamo visto con i nostri occhi una ragazza di 16 o17 anni insultata con appellativi come “troia” e “puttana” e spintonata; una donna di una cinquantina d’anni offesa e umiliata; noi personalmente abbiamo rimediato calci negli stinchi e manganellate nel costato o sulle braccia [...] Nell’attesa della partenza, mentre aspettavamo membri del nostro gruppo che non erano ancora rientrati, sono passati davanti alla folla e ai pullman diverse camionette della polizia con uomini che dal tetto ci puntavano i lacrimogeni, mentre altri agenti, dentro i mezzi ci sbeffeggiavano, alcuni alzando il braccio destro facendo il saluto romano.
    fonte: messaggio al GSF

    25.07 ore 17.35
    Mentre giro INORRIDITO per le vie della citta' mi cade
    l'occhio su 5/6 elementi vestiti di nero. Li seguo quatto quatto per una
    cinquantina di metri e mi accorgo che si fermano sull'uscio di un portone per
    cambiarsi di abito. In un attimo erano passati da Black bock a pacifici
    manifestanti!!!!!!!!!!!!!!!
    Questo e' successo anche Sabato: dopo aver partecipato a vari spezzoni di
    manifestazione in Corso Torino e in Corso Italia decido con in paio di miei
    amici di andare in piazza Solari per lasciare i motorini e riunirmi al corteo,
    ormai spezzato, in Corso Sardegna. E anche qua, davanti alla BANCA CARIGE di via
    airoli vedo 2 ragazzotti vestiti di nero che si mettono davanti alle vetrine per
    cambiarsi di abito e subito dopo si sono diretti verso il corteo pacifico come
    se non fosse accaduto nulla...............
    fonte mailing list cerchiodig8

    25.07 ore 17.17
    Ho richiesto a diverse TV locali ed a TG5se si potevano rivedere dellle
    inmagini relative agli scontri della giornata in cui è stato amazzato
    C.Giuliani, ma non sono riuscito ad avere risposta.
    Tali inmagini sono relative ad una persona che con pettorina gialla(quella
    dei giornalisti)ed elmetto giallo,indietreggia davanti ai manifestanti
    impugnando quellla che sembra una pistola alzata ad altezza d'uomo.
    Nelle prime inmagini all'inizio del TG5 di quelgiorno fatale si vedono, poi
    fonte: messaggio al GSF

    25.07 ore 16.20
    [il 20 luglio] seguiamo le strade parallele a Corso Gastaldi e ad ogni incrocio possiamo vedere ciò che accade: qualche decina di tute nere stanno devastando vetrine e bruciando cassonetti; nelle strade laterali che stiamo percorrendo, vediamo arrivare parecchie auto (italiane): arrivano veloci, parcheggiano nelle vicinanze del corso, ne scendono gruppi di ragazzi apparentemente ‘normali’ che si avviano rapidamente e con decisione verso il luogo dei vandalismi; eppure tra i  vandali vediamo solo tute nere, per cui tute e armi sono evidentemente già in loco; ricordo (ma sono ricordi confusi), di aver visto alcuni tipi che decisamente ‘stonavano’ tra i manifestanti: teste rasate, tipo naziskin
    osserviamo a lungo questi  fatti, mentre camminiamo verso il ‘fiume’ chiedendoci dove diavolo siano i 20.000 poliziotti: infatti non se ne vede uno; gruppetti di manifestanti appena arrivati come noi vagano sperduti e spaventati; dovunque i pochi genovesi rimasti ci indicano le strade più sicure, non troppo stupiti di quanto sta accadendo [...]
    parte la carica; i poliziotti invece di avanzare verso le tute nere puntano dritti su di noi, bastonando le mani alzate; cado, mi riparo la testa con le braccia, conto più di 10 colpi, poi non li conto più; vedo gli scarponi dei poliziotti passare accanto a me e ognuno dà un colpo, forse di più quando i piedi finiscono di passarmi davanti agli occhi, mi alzo barcollando; vicino a me alcune persone sanguinano dalla testa; i lacrimogeni ci soffocano; i poliziotti sono ancora lì, si sono fermati dopo averci picchiati, ci osservano con indifferenza; i black sono scomparsi, nessuno sembra averli inseguiti
    [in ospedale] il pronto soccorso è pieno di medici e infermieri, tutti allertati e in attesa dei primi feriti: mi portano subito ai raggi; il corridoio pullula di poliziotti in barella, pochissimi i manifestanti; dopo quello che ho appena visto, non ci posso credere e interrogo i medici; si mettono tutti a ridere: ‘quelli appena li toccano vengono a fare i raggi, così hanno i giorni di permesso! a voi invece vi arrestano!’; vedono la mia faccia e mi rassicurano: ‘non preoccuparti, fidati’; vicino a me c’è un infermiere volontario con la faccia coperta di sangue, racconta di essere stato estratto dall’ambulanza e picchiato dalla polizia [...] ben tre medici vengono a trovarmi; il responsabile mi rassicura: ha ricevuto l’ordine di segnalare tutti i ricoverati ma non ha nessuna intenzione di farlo; non ci crede ancora neanche lui: ‘ma siamo diventati matti?
    fonte: messaggio al GSF

    25.07 ore 15.38
    [Piazzale Krnnrdy]Io non capivo più nulla,
    non respiravo più e sentivo il tossire ossessivo di quell'anziana che
    credevo stesse morendo. Alcuni urlavano 'state calmi, copritevi la bocca,
    chiudete gli occhi perché poi passa, passa'. Non so quanto sia durato tutto
    questo. Alla fine ho aperto gli occhi, pensando di vedere gente in fuga, di
    mettermi in mezzo alla strada e di scappare. Ma in strada non c'era più
    nulla. Solo e più che mai inquietanti, un cordone di agenti della guardia di
    finanza in tenuta antisommossa che ci teneva contro il muro manganellando
    quelli in piedi sulla parte più esterna del marciapiede. Urlavano come
    ossessi, noi stavamo sempre con le mani in alto urlando 'pace', e loro
    urlavano, urlavano, urlavano. Ci hanno ordinato di sederci tutti e di stare
    con le mani in alto. Accanto a me c'erano due coppie di ragazzo e ragazza
    che piangevano disperati, uno aveva la maglietta bianca tutta intrisa di
    sangue che scendeva dalla testa. Con il manganello un agente ha alzato la
    mia borsa (quelle piccole che si portano a tracolla) urlando come un pazzo
    'Cos'hai lì dentro, fammi vedere cos'hai lì dentro', l'ho aperta, avevo un
    walk-man, volantini, fazzoletti, portafogli. La ragazza accanto a me urlava
    'datemi dell'acqua', uno di loro ha alzato la maschera antigas e ha
    accennato con rabbia a uno sputo. Dietro le gambe dei poliziotti ho visto
    cos'era rimasto a terra: cellulari rotti, zaini, scarpe, maglioni. E sul
    lato verso il mare gente che correva ancora. Ci hanno ordinato di alzarci e
    di stare con le mani alzate. Hanno fatto uscire dalla striscia di persone
    schiacciate contro il muro solo due ragazzi in carrozzina. Ci hanno ordinato
    di camminare con le mani alzate nella direzione opposta rispetto a quella
    che stavamo percorrendo e, sempre urlando, ci hanno accompagnato per circa
    200 metri. In testa avevo solo un terrore: ma ci arrestano o ci portano in
    questura? Al primo piazzale ci hanno lasciato andare
    fonte: messaggio al GSF

    25.07 ore 15.28
    sono Paolo di Parma (qualcuno non mi conoscerà, scusatemi se
     mi sono permesso di prendere i vostri nomi da qualche mailing list)
     Sono tornato pohe ore fa da Genova, anzi da Pavia dove sono stato
    rinchiuso per tre giorni per aver partecipato alle manifestazioni in modo
    assolutamente tranquillo e pacifico. Stavo aiutando una DOTTORESSA medico
     con croce rossa su pettorina bianca ad aver cura di un ferito quando sono
     arrivati i carabinieri. A nulla è servito alzare le mani in alto. Mi hanno
     portato via e menato per una notte. Le offese gli insulti i pugni e le
     manganellate che ho preso hanno fatto qualcosa dentro di me che non
     dimenticherò....
     Ed ora sono accusato di resistenza aggravata ed altre cose tipo he avrei
     tirato un sasso al militare, quando l'unica cosa che avevo in mano era la
     mia macchina fotografica e legata alla cintura una borraccia rossa
    scambiata per una molotov. Ora sono a casa e non so quando avrò il processo ma
    rischio tanto.....
     Non mi dilungo in particolari sulle botte perchè ora la mia priorità è
     trovare testimoni.
    fonte: mailing list Cerchiodig8

    2.07. ore 14.52
    Mi guardo attorno. È l'inferno. La polizia ci è addosso.
    Tanti manifestanti sono a terra, disperati. I celerini avanzano lenti,
    intabarrati nelle loro armature. Sembrano guerrieri spaziali, sotto i
    loro caschi, dietro le loro maschere antigas, e gli scudi, e le armi
    puntate. Vedo un ragazzo senza più scarpe né maglietta, solo i pantaloni
    luridi. Corre, cerca di sfuggire ai poliziotti. Ha il volto coperto di
    sangue. Scivola sul selciato, cade a terra. Gli sono addosso, lo
    caricano di manganellate. Vorrei gridare: noooo! La voce non mi esce
    dalla gola. Esce da altre gole, la polizia lo prende con le cattive e lo
    rimette in piedi, mentre lui implora. Intanto, i poliziotti avanzando
    alzano i vessilli dei manifestanti da terra e li buttano verso i loro
    cellulari e i loro blindati. Come trofei di guerra. [....]
    Camminiamo tra ali di celerini. Sembrano le forche caudine.
    Ci urlano: bastardo, stronzo, figlio di puttana, comunista di merda.
    Sulla destra un poliziotto mi guarda con occhi di odio: bastardo (lui lo
    dice, io lo penso). Sulla sinistra un altro mi afferra il braccio e mi
    rassicura: è tutto apposto. Grazie, gli dico. Belin, vedi che poi un
    celerino democratico ogni tanto lo incontri. Un minuto più tardi Lucia
    mi spiega l'arcano. Lei, e altri manifestanti accanto a lei, hanno
    sentito distintamente: zitti zitti, che c'è la stampa.
    Il giorno successivo, domenica, a TG2 Dossier, verso le 21.30, scorrono
    le immagini della nostra "resa". Però senza sonoro, senza rumore
    d'ambiente. Gli insulti non arrivano al pubblico seduto davanti alla tv.
    [...] Arriva un'ambulanza del GSF, ha il lunotto
    sfondato. Presto, questo ragazzo sta male, portatelo su. Ma cosa è
    successo? Lo abbiamo raccolto dalla parti di via Zara, ha il volto
    sfigurato, raccontano i sanitari. Lo abbiamo caricato sull'ambulanza, la
    polizia ci ha sparato un lacrimogeno dentro. Salgo le scale con loro.
    Quando entro nella sala medica c'è gente devastata. Io mi vergogno,
    quando chiedo ancora un po' di spray per respirare.
    [...] Siamo su un taxi, dalle parti dello stadio Carlini. Mio fratello è
    arrivato alla Diaz. Veniamo a prenderti, gli dico, non muoverti di lì.
    Quando sale sul taxi, ci descrive un po' di situazioni vissute. Ha
    soccorso ragazzi con la schiena devastata dalle manganellate. Li hanno
    bastonati con rara ferocia. Racconta: ho contato quarantotto
    manganellate sulla schiena di un ragazzo che avrà avuto diciotto anni.
    Un mio collega ha trovato una ragazza straniera che aveva la gamba
    spezzate in tre punti diversi. Prima l'hanno manganellata, poi l'hanno
    sollevata di peso e l'hanno butta giù da un muretto.
    fonte: messaggio al GSF

    24.07 ore 15.26
    mi è "solamente" capitato di essere inseguito assieme ad
    altre persone su per un budello da una camionetta agli 80 all'ora, con
    il rischio d'inciampare ed essere travolto, senza aver fatto nulla, solo
    perché ero li, solo perché ho partecipato al corteo in maniera pacifica,
    solo perché volevo esprimere le mie idee democraticamente.
    fonte: messaggio inviato a cerchiodig8

    24.07 ore 16.27
    [21 luglio] Gli agenti si accaniscono soprattutto su Elisabetta.
    Altre persone intorno subiscono lo stesso trattamento, persino una signora,
    che mostrando il tesserino dice di essere parlamentare europeo. C'è un
    ferito a terra, non e permesso avvicinarsi. E' presente almeno una persona
    che indossa la fascia tricolore [probabilmente il questore o il vicequestore],
    ma sembra non avere la situazione sotto controllo. I poliziotti non lo ascoltano.
    fonte: mailing list Lillput-g8

    24.07 ore 14.47
    Sabato 21, tagliati fuori dal corteo all'altezza di piazzale Kennedy,
    abbiamo tentato di ricongiungerci alla testa che era riuscita a passare
    lo sbarramento della polizia. A questo fine siamo saliti su una scala
    che porta ad una strada sovrastante dove un gruppo di finanzieri, ai
    quali abbiamo chiesto quale fosse la strada più sicura per
    ricongiungerci al corteo, ci ha lasciato "amichevolmente" passare
    oltre. Pochi metri dopo, siamo stati bombardati alle spalle
    presumibilmente dagli stessi finanzieri con alcuni fumogeni che hanno
    creato il panico tra noi e il piccolo gruppo di manifestanti
    assolutamente e palesemente pacifici che come noi tentavano di
    raggiungere piazza Ferraris.
    fonte: messaggio inviato al GSF
     

    24.07 ore 13.43
    Difficile scordare quella strana poliziotta con casco scudo manganello e anche maglietta gialla con scritta no global e tatuaggio (vero? finto?) sul braccio. Difficile scordare i militanti della rete lilliput, perlopiù scout, e cattolici di base pestati a sangue. Difficile scordare candelotti lacrimogeni sparati sui piedi di ragazzine e di ragazzini di dodici anni, le facce dei bambini terrorizzati e soffocati dai lacrimogeni mentre i genitori dalle mani dipinte di bianco imploravano agli agenti di smettere di usare i manganelli contro gente inerme, lontana dagli scontri e assolutamente pacifica. Difficile scordare tre ragazzine buttate giù dal muretto di via Corridoni che dà su un cortile tre metri più in basso
    fonte mailing list adngda

    24.07 ore 13.32
    [manif. del 21] Ho visto carabinieri presi dal panico che caricavano e sparavano
    all'impazzata senza ritegno e mi chiedo cosa ci facevano dei ragazzini di
    leva armati con rivoltelle in mezzo a quel casino.
    [...] Per questo io e alcuni mia amici siamo andati verso i carabinieri a braccia
    alzate pregandoli di smetterla di seppellirci di lacrimogeni , in tutta
    risposta i tutori dell'ordine ci hanno mirato e sparato addosso i
    candelotti, uno mi ha sfiorato una gamba e l'altro mi e caduto tra i piedi a
     quel punto è stato il caos , il corteo è stato spezzato in più tronconi
    abbiamo iniziato a correre per salvarci inseguiti dalle cariche dei
    poliziotti che ci bombardavano alle spalle [....] Vi parlo un po' delle tute nere :
     quelli che ho beccato erano dei ragazzini per lo piu' stranieri accento
     tedesco o olandese che parlavano e capivano l'italiano
     loro sistematicamente spaccavano tutto , ogni cosa, correvano con delle
     spranghe vram frantumavano una vetrina e si rimischiavano nel corteo ,
    spaccavano tutto e basta , noi provavamo a fermarli e con alcuni ci siamo
     riusciti ma era difficile gestire tutto e occuparci anche di loro .
    E poi sembra che queste persone si trovassero in ogni punto della città , o
    meglio in tutti i punti dove creare scompiglio e spaccare tutto significa
    spingere ed autorizzare la polizia la polizia a picchiare noi.
    fonte: messaggio inviato al GSF

    24.07 ore 12.54
    Sapete che le forze dell'ordine stanno facendo il giro di tutti i laboratori fotografici?
    fonte: messaggio inviato al GSF

    24.07 ore 13.01
    molti testimoni hanno chiamato Radio Popolare Sabato notte per dire di avere visto chiaramente su un motorino scorazzare un finto giornalista con una pistola in mano in mezzo a migliaia di manifestanti.
    Altri testimoni diretti dicono di aver visto "black blocs" parlare tranquillamente con degli agenti. Nessuno puo' ancora stabilire l'attendibilita' di tali affermazioni, tuttavia ci sono gia' delle prove fotografiche di poliziotti travestiti da manifestanti
    fonte messaggio spedito al GSF
     

    24.07 ore 1.36
    [...] AVEVO SCAMBIATO 2 PAROLE CON UN RAGAZZO CREDO DEL BICIG8 STEMPIATO E DI STAZZA BUONA (SE NON MI RICORDO MALE) CHE FACEVA LA STAFFETTA BICI-COMUNICAZIONE DURANTE L'ADN.
    MI DISSE CHE AVEVA VISTO POLIZIOTTI SPACCARE LE CABINE PUBBLICHE.
    SE QUELLO CHE MI HAI DETTO è VERO... FATTI VIVO, DEVI TESTIMONIARE IN
    QUALCHE MODO. IMMAGINO CHE PENSERAI CHE SIA INUTILE MA NON è COSì. MAGARI CONTATTA QUALCUNO DEL GSF
    fonte: mailing list adngda

    24.07.01 ore 11.45
    Alla sera sul treno che ci riportava a Sestri c'erano alcune
    "vecchiette" inglesi di "DROP THE DEBT" che tremavano ancora.
    Un ragazzo piangeva perche nel fuggi fuggi aveva perso contatto con i
    suoi amici....ci ha raccontato che sono dovuti scappare spingendo le
    carrozzine dei disabili dalle cariche della polizia.
    Fonte: messaggio inviato al GSF

    24.07 ore 1.29
    La polizia non c'era e quando è arrivata ha assistito
    indifferente a tutto quello che stava succedendo, alla loro prepotenza, al
    loro creare paura in chi gli stava davanti disarmato e con le mani alzate,
    al loro distruggere con spranghe ogni cosa che incontravano, al loro assalto
    ai negozi e al loro dare fuoco a tutto. Il gruppo pacifista riunito in
    centro nei pressi della zona rossa ha accolto l'appello a disperdersi per
    permettere alle forze dell'ordine di unirsi ai colleghi e intervenire. Sono
    arrivati un'ora dopo in quella stessa zona dove ero io, dove gli anarchici
    avevano ancora una volta risposto ai nostri applausi e insulti con la
    violenza. Sono arrivati e hanno attaccato noi, io sono stata minacciata dal
    manganello di un poliziotto che mi ha detto "togliti di qui o ti spacchiamo
    il culo". Al mio "fascisti di merda, alleati degli anarchci" mi sono sentita
    portare via dalla folla preoccupata ma prima li ho visti prendere a calci
    gente seduta in terra che non stava facendo nulla.
    fonte: messaggio inviato al GSF

    23.07 ore 23.45
    [20 luglio, piazza dante] Dopo aver studiato la folla variegata, alcuni militari coperti dal casco si avvicinano alle grate che da qualche ora venivano usate come percussioni e dalle quali si urlava "siete ridicoli". All'improvviso avanzano le mani nelle quali impugnavano bombolette e spruzzano spray al pepe mirando agli occhi dei manifestanti. Pochi sono colpiti, ma in modo serio. Ho visto un giovane non riuscire ad aprire gli occhi dal bruciore ancora due ore dopo. Non ci piace. "Bastardi!" grida qualcuno. E non hanno tutti i torti. Noi usiamo palloncini, specchi, fischietti, striscioni, cartelloni, aerei di carta che non fanno alcun male. Qualche specchietto e qualche bottiglia vola oltre il muro. [...]
    [perqisizione, il 21 sera]  Alla sera, in un quartiere residenziale lontano dagli scontri, ci perquisiscono dalla testa ai piedi: noi due e loro quattro in borghese. Sta facendo buio e la tensione è ancora alta, abbiamo un po' paura. "Documenti!".
    "Cosa facevate di fianco a quell'auto?"  "La guardavamo, com'era malconcia"
    "Perché camminavate veloci?"  "Perché hai due copie de Il Manifesto?"
    "Cos'è questo adesivo con scritto Attac?"  "È la sigla di un'associazione francese"  "Non contar balle, è uno slogan!" [...]
    Fonte: messaggio inviato al GSF

    23.07 ore 21.33
    si sta trattando per sapere dove deviare, se deviare, cosa fare. un tratto del corteo ha già passato la piazza e si dirige lungo la strada dritta verso il punto d'arrivo.
    noi siamo seduti a terra con le mani alzate, le battiamo a tempo per far sentire che sono vuote, siamo armati solo di bandiere e di striscioni. Siamo un corteo pacifico in attesa di notizie
    siamo un corteo pacifico in trattativa con le forze dell'ordine. Ed iniziano le cariche ed i lacrimogeni volano sulle prime file dal cordone di polizia e dai tetti delle abitazioni a picco sul lungomare su di noi sono precisi uno per carreggiata a scalare a risalire il corteo. Sui tetti dovevano esserci da prima perché erano su per centinaia di metri e non ci vai in 10 minuti.
    Quei lacrimogeni non li avevo mai provati, sono nuovi, sono irritanti al peperoncino, non riesci a respirare non vedi un cazzo ti sale la schiuma dalla bocca e dal naso. Grande dote di civiltà e quasi un miracolo che nessuno si sia messo a correre che non siano stati travolti dalla folla, siamo indietreggiati compatti a passo svelto ma senza correre per evitare il peggio, c'erano donne incinta affianco a me bambini, persone anziane le cariche non hanno rispettato nessuno, violenza inaudita e gratuita. La folla dispersa non si è solo ritirata indietro, qualcuno ha provato nelle vie traverse, e li ancora candelotti e cariche. Una ragazza subito dietro noi  è stata colpita alla testa sa un fumogeno parato dall'alto verso l'alto che quindi ricadeva da un'altezza di almeno 60-70 metri, la testa fracassata per quel poco che sono riuscito a vedere mentre il fumo iniziava a
    farmi chiudere gli occhi, solo l'acqua in faccia ti salvava per pochi istanti. corrono le autombulanze a raccogliere i feriti mentre la polizia carica ancora. Uno dei miei compagni si ritira su di un piccolo monticello tra il mare e la strada, con lui ci sono anziani e donne scappati dai gas. si rifugiano dentro il boschetto. quando  la polizia avanzando a colpi di cariche di blindati arriva all'altezza del boschetto inizia a tirare candelotti per farli uscire, sono come topi in trappola. uno prova a trattare e a spiegare che stanno ritirando, vogliono andare via... il poliziotto interlocutore gli dice che non c'è problema che scendessero a mani alzate ... la prima a venir giù è una ragazza, la massacrano di manganellate in quattro e la portano via. allora il gruppo scende in massa per evitare di essere pestato uno ad uno. Appena istradati tutti la polizia ricomincia, cariche e  lacrimogeni su una folla inerme e pacifica che sta ritirando. ALLE SPALLE !!! persone schiacciate contro le ringhiere della strada e malmenate gratuitamente, non me ne do pace. tutto questo avviene poco dopo il mio secondo incontro con marzia, per caso in mezzo alla folla stordita... e le cariche cominciano anche sulla strada parallela al lungomare dove molti si erano avventurati [...]
    al rientro mentre aspettavamo il treno alla stazione di quarto, dopo ore di prese per il culo sugli
    orari da parte del ferrovie COMPLETAMENTE DISORGANIZZATE e VOLUTAMENTE disorganizzate per aumentare la tensione, ci siamo visti caricare a forza su una navetta per la stazione di brignole ad aumentare il carico di gente e di rabbia nella stazione, con la celere che tranquilla davanti alla polferr si picchiettava addosso con i manganelli, come per scaldarli. Ci sono stati altri attimi di tensione scene di isteria, ostruzionismo da parte dei ferrovieri, anche loro allineati alle strategia del terrore. e la commozione passando davanti ad una lapide "per i caduti per la libertà" sul mare in cui qualcuno  con un pennarello aveva aggiunto il nomi CARLO GIULIANI
     Fonte: messaggio inviato al GSF

    23.07 ore 23.28
    Com'è che su tutti i telegiornali sapevano identificarli con storia,
    provenienza, modalità "espressive" (si fa per dire) e nessuno ha fatto
    niente per bloccarli alla frontiera, quando gli stessi TG mostravano giorni
    prima che alcuni manifestanti PACIFISTI provenienti dalla Grecia erano stati
    stati rimandati a forza in patria?
    Fonte: mailing list Cerchiodi g8

    23.07 ore 21.33
    i primi racconti sull'accaduto, i black blocks che si infiltrano all'ultimo momento in mezzo al
    corteo e che iniziano la loro opera con un'organizzazione degna di un apparato militare,
    piccoli gruppi difficilmente localizzabili e abbastanza numerosi da poter distruggere incendiare
     rivoltare macchine, ma una ogni quattro, una ogni quattro, schemi di azione che
    si ripetevano esatti e veloci. non dei cani sciolti, ma dei guerrieri organizzati, il seguito prova e
    spero proverà quello che è accaduto. La polizia indietreggia e li lascia agire,
    indisturbatamente, i neri si spostano e si dileguano per andare a violentare altre zone, e la
    polizia parte con le repressioni indiscriminate su che stava a guardare. è proprio il caso di dire
    giovani donne vecchi e bambini, non risparmiano nessuno. Veder manganellare i ragazzi
    della rete lilliput a mani alzate di fronte alla celere in assetto antiterrorismo è qualcosa che
    fa salire il sangue alla testa. così come tutto il clima di disordine e di terrore VOLUTO creare
    dalle forze dell'ordine. si è visto di tutto contro la folla inerme, lacrimogeni sparati ad altezza
    uomo, dentro le autombulanze per cacciare i manifestanti feriti, ragazzi strappati dalle mani
    dei medici volontari e ordinari con braccia e gambe rotte, trascinati via di forza vedendosi
    negare il diritto ad essere soccorsi. Poi la tragicità della morte sulla piazza i due spari del
    carabiniere, per fortuna il primo non ha ucciso nessuno, e infierire sul cadavere e sui
    manifestanti, si perché nei tg non ho mai visto finire la sequenza di un pestaggio, l'immagine
    si blocca all'arrivo del poliziotto sul manifestante, le botte non si vedono nemmeno quelle
    rifilare alle spalle o quando sei a terra
    [...] si sta trattando per sapere dove deviare, se deviare, cosa fare. un tratto del corteo ha già passato la piazza e si dirige lungo la strada dritta verso il punto d'arrivo.
    noi siamo seduti a terra con le mani alzate, le battiamo a tempo per far sentire che sono vuote, siamo armati solo di bandiere e di striscioni. Siamo un corteo pacifico in attesa di notizie
    siamo un corteo pacifico in trattativa con le forze dell'ordine. Ed iniziano le cariche ed i lacrimogeni  volano sulle prime file dal cordone di polizia e dai tetti delle abitazioni a picco sul lungomare su di noi sono precisi uno per carreggiata a scalare a risalire il corteo. Sui tetti dovevano esserci da prima perché erano su per centinaia di metri e non ci vai in 10 minuti.
    Quei lacrimogeni non li avevo mai provati, sono nuovi, sono irritanti al peperoncino, non riesci a respirare non vedi un cazzo ti sale la schiuma dalla bocca e dal naso. Grande dote di civiltà e quasi un miracolo che nessuno si sia messo a correre che non siano stati travolti dalla folla, siamo indietreggiati compatti a passo svelto ma senza c